Prof Mauro Porta il Parkinson necessita di un approccio terapeutico ''a mosaico''

Prof Mauro Porta Neurologo
Prof Mauro Porta Neurologo

Della malattia di Parkinson si è detto molto, ed in effetti lo scenario diagnostico-terapeutico ha assunto in tempi recenti contorni sempre più definiti offrendo prospettive future promettenti: basti solo pensare alla safinamide, derivato α-aminoacidico, reso disponibile in questi giorni ai fini di trattare sintomi parkinsoniani disabilitanti.

Detto ciò, al paziente di rado vengono prospettate in modo completo tutte le opzioni terapeutiche, soprattutto in funzione della storia e dell’evoluzione della malattia parkinsoniana e delle problematiche che questa presenta.

L’approccio farmacologico senza dubbio la fa da padrone; si tratta di terapie che vengono messe in atto a seconda delle conoscenze tecniche, delle disponibilità (anche finanziaria) del SSN e anche in funzione della compliance di pazienti e caregivers, laddove per compliance s’intende l’aderenza ed il rispetto dei percorsi diagnostico-terapeutici indicati dal medico curante.

La malattia di Parkinson rappresenta un quadro patologico degenerativo che procede lentamente e che quasi inesorabilmente ad un certo punto dell’evoluzione presenta comparsa di fluttuazioni motorie e discinesie, cioè di movimenti sub-continui, non volontari, estesi a tutto il corpo, assai più invalidanti del tremore, della rigidità e del rallentamento motorio già presenti nelle fasi iniziali della malattia.

Qual è dunque il ruolo dei farmaci? Le varie azioni “protettive” evocate inizialmente non sono state confermate; la loro attività è basata sulla correzione dei sintomi dovuti alle alterazioni del metabolismo dopaminergico, e non solo: altri meccanismi fisiopatologici sottendono neuromediatori diversi comportanti segni clinici che determinano la scelta di un farmaco piuttosto che l’altro. Dunque il soggetto parkinsoniano, ad un certo punto della sua malattia, si trova a prendere tante pillole durante l’arco della giornata, fatto questo che causa di per sè decadimento della Qualità di Vita.

Forse andrebbe posta più attenzione a tutto il bagaglio terapeutico che la medicina moderna mette a disposizione del paziente con patologia extrapiramidale, cioè parkinsoniano, e soprattutto considerando trattamenti che vanno oltre l’impiego di farmaci. E cioè: è stata presa in considerazione l’opportunità della Stimolazione Cerebrale Profonda (chiamata spesso con l’acronimo DBS, da Deep Brain Stimulation)

Sono state valutate altre vie di somministrazione degli stessi farmaci? La dieta è appropriata al fine di ottimizzare l’assorbimento dell’L-Dopa, che comunque resta a tutt’oggi il trattamento medicamentoso più efficace, ancorchè non scevro da effetti collaterali? Ed ancora: il coinvolgimento della sfera psichica, ovvero emotiva, cognitiva e comportamentale, ed i disturbi del sonno, e quelli urinari sono stati presi adeguatamente considerati? L’ipersalivazione? I problemi legati alla difficoltà di deglutizione? Insomma le problematiche da affrontare sono molteplici.

Uno dei sintomi più disabilitanti rappresenta il cosiddetto “freezing della marcia” o comunemente Freezing Parkinson: il paziente sente i piedi incollati a terra, non riesce a muoverli risultando impedito il passo; è una improvvisa assenza di iniziativa motoria, che può presentarsi all’avvio del cammino o anche durante lo stesso.

Consequenziali al freezing sono dunque le difficoltà deambulatorie con conseguente elevato rischio di cadute e la perdita di autosufficienza del paziente; inoltre il freezing determina una progressiva esclusione del paziente dalle attività sociali, a causa dell’evidente problema motorio, che, nella maggior parte dei casi, viene ulteriormente aggravato da meccanismi psicologici quando il paziente si sente osservato.

Senza dubbio la rieducazione motoria offre delle possibilità assai interessanti. A questo proposito; in epoca recente si sono affacciate nel panorama terapeutico le tecniche di stimolazione cutaneo-plantare, attraverso “devices”, cioè dei dispositivi appositamente messi a punto.

Per il vero: nulla di nuovo al sole! Charcot, famoso neurologo parigino, al quale più di un secolo fa si devono le descrizioni delle principali malattie del sistema nervoso, ebbe a studiare anche la malattia di Parkinson, individuato per altro molti anni prima da un medico generalista inglese: appunto il Dr. James Parkinson. Si deve a Charcot l’osservazione che quando il paziente, trasportato su una sedia a rotelle, percorreva un certo tragitto su un terreno sconnesso i suoi sintomi risultavano migliorati. Veniva così descritta la cosiddetta “shaking chair“, cioè la sedia traballante.

Nuova terapia del parkinson: la stimolazione plantare Gondola®

Con l’utilizzo del sistema chiamato “Gondola“, che rappresenta una nuova terapia parkinson, è un dispositivo medico messo in opera dallo stesso paziente presso il suo domicilio, si è individuato come, attraverso la stimolazione cutaneo-plantare effettuata meccanicamente, in maniera automatica e ripetibile, non venga sollecitato tutto l’organismo (come nella shaking chair), bensì vengono stimolati con precisione solo i necessari punti riflessogeni.

Dispositivo medico per la terapia del parkinson: Gondola®
Dispositivo medico per la terapia del parkinson: Gondola®

Ciò comporta, con ogni probabilità, la riorganizzazione delle sinapsi a livello midollare dove ha sede il “centro del passo”, a sua volta connesso con le strutture tronco encefaliche, consentendo di ottenere come risultato un significativo miglioramento clinico ottenuto attraverso questa stimolazione mirata.

Il risultato ottenuto comporta una facilitazione del cammino e correzione del freezing; ciò talvolta permette addirittura una riduzione della posologia farmacologica con miglioramento della Qualità di Vita del soggetto.

Insomma da quanto detto è chiaro come: il quadro clinico parkinsoniano sia comparabile ad un mosaico con tante tessere di diversi colori e dimensioni; lo stesso dicasi per gli esami a cui deve sottoporsi il paziente.

Ma l’aspetto più interessante, sempre riferendosi all’esempio del mosaico, è quello della medicina moderna che offre al soggetto parkinsoniano svariati trattamenti che non sono l’uno alternativo all’altro, dovendo essere considerati invece terapie da mettere in opera in modo integrato in funzione delle caratteristiche del singolo paziente.

Alla luce di quanto detto si evince con chiarezza come “bravo” vada considerato il medico “informato”, quel medico che – conoscendo adeguatamente ogni tessera disponibile – sa come comporre il miglior mosaico terapeutico per quel paziente.

Mauro Porta Neurologo

Prof Mauro Porta Neurologo istruzione e formazione

2005 - IRCCS Galeazzi, Milano

Responsabile Centro Sindrome di Tourette e Malattie Extrapiramidali

1997 - Policlinico San Marco, Zingonia

Responsabile Neurologia

1986 - Ospedale di Lecco

Aiuto NCH

1979 - Hopital de la Salpetrière, Parigi

Chef  de Clinique

1978 - Children Memorial Hospital Northern Western University of Chicago

Fellow

1970 1979 - Ospedale Maggiore, Milano

Assistente NCH

1977 - Università di Parma

Specializzazione
in Neurologia

1974 - Università di Roma

Specializzazione in Neurochirurgia

1969 - Università di Parma

Laurea in Medicina e Chirurgia

Onorificenze, riconoscimenti, affiliazioni, appartenenza ad associazioni professionali

Past President Associazione Sindrome di Tourette e Disturbi Collaterali (AIST – ONLUS)

Membro della Movement Disorders Society

Membro della European Society for the study of TS

Membro della Società Italiana di Neurologia

Elenco delle pubblicazioni recenti ed eventuale ulteriore selezione delle pubblicazioni precedenti

“Un veleno che cura. Storia, usi ed abusi della tossina botulinica” – Porta M, Sironi VA – ed. Carocci – anno 2013

“Il controllo della mente. Scienza ed etica della neuro modulazione cerebrale” – Porta M, Sironi VA – ed. Laterza – anno 2011

“ Il cervello irriverente. Storia della malattia dei mille tic”- Porta M, Sironi VA – ed. Laterza – anno 2008

“ I Tic” – Porta M – Guerini e Ass. Editore – anno 1996

“ Thalamic single-unit and local field potential activity in Tourette syndrome” Marceglia S, Servello D, Foffani G, Porta M, Sassi M, Mrakic-Sposta S, Rosa M, Barbieri S, Priori A – Mov. Disord. 2010 Jan 27

“ Time dependent subthalamic local field potential changes after DBS surgery in Parkinson’s desease” Rosa M, Merceglia S, Servello D, Foffani G, Rossi L, Sassi M, Mrakic-Sposta S, Zangaglia R, Pacchetti C, Porta M, Priori A – Exp Neurol. 2009 Dec 24

“ Neurosurgical treatment for Gilles de la Tourette syndrome: the italian perspective” Porta M, Sassi M, Ali F, Cavanna AE, Servello D – J Psychosom Res. 2009 Dec ; 67(6):585-90

“ Issues related to deep brain stimulation for treatment-refractory Tourette’s syndrome” Porta M, Servello D, Sassi M, Brambilla A, Defendi S, Priori A, Robertson M – Eur Neurol. 2009;62(5):264-73

“ De novo and rescue DBS leads for refractory Tourette syndrome patientes with severe comorbid OCD: a multiple case report” Servello D, Sassi M, Brambilla A, Porta M, Haq I, Foote KD, Okun MS – J Neurol. 2009 Sep;256(9):1533-9

“ Tourette’s syndrome and role of tetrabenazine: review and personal experience” Porta M, Sassi M, Cavallazzi M, Fornari M, Brambilla A, Servello D – Clin Drug Investig. 2008;28(7):443-59

“ Headache and botulinum toxin” Porta M, Camerlingo M – J Headache Pain. 2005 Sep;6(4):325-7

“ Botulinum toxin (BoNT) and back pain” Porta M, Maggioni G – J Neurol. 2004 Feb;251 Suppl 1:I15-8

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