Squalamina, possibile applicazione anche per combattere il Parkinson

Squalamina, possibile applicazione anche per combattere il Parkinson

La Squalamina è un composto simile al colesterolo, si trova nel fegato degli squali, anche se dal 1995 l’uomo è capace di sintetizzarla in laboratorio.

Scoperta già nel 1993 da Michael Zasloff, il quale ne scoprì gli effetti antitumorali e antibiotici.

Gli studi precedenti sulla Squalamina.

Nel 2011 lo stesso Zasloff, assieme a un gruppo di ricercatori della Georgetown University (Stati Uniti) pubblicò uno studio su Proceedings of The National Academy of Sciences, che rilevava la capacità antivirale di questa sostanza.
Zasloff spiega:

“Mi interessavano gli squali e il loro sistema immunitario apparentemente primitivo, ma efficace. Nessuno era mai riuscito a spiegare perché lo squalo fosse così tosto.

Le difese antivirali degli squali sono straordinarie hanno adattato un sistema immunitario davvero notevole, e se lo sono tenuti stretto. Gli squali hanno nascosto la squalamina nei loro corpi per 700 milioni di anni ora l’hanno donata a noi.”

Come agisce la squalamina.

Questa molecola ha carica positiva e quando entra in una cellula si attacca alle membrane interne con carica negativa, in questo modo vengono “staccate” tutte le proteine con carica proteina, senza arrecare danno alla cellula.

“Nessun altro composto noto alla scienza è in grado di fare questo”, dice Zasloff. “È una proprietà realmente notevole”.

Questo processo inibirebbe quindi l’infezione delle cellule, anche di quelle umane, sembrerebbe capace di contrastare anche infezioni dovute ad alcuni tipi di epatiti, febbre dengue e febbre gialla.

La squalamina contro il Parkinson.

Recentemente sempre su PNAS è stato pubblicato uno studio che afferma che questa sostanza potrebbe diventare anche la base per un farmaco contro la malattia di Parkinson.

Tra gli autori dello studio è presente anche l’italiano Michele Vendruscolo, Università di Cambridge.

Infatti la squalamina sembra poter bloccare il processo che dà origine alla malattia, cioè la formazione dell’ alfa-sinucleina.

Infatti questa sostanza renderebbe la proteina meno tossica, poiché le impedisce di aggrapparsi alla membrana della cellula nervosa.

Vendruscolo spiega meglio:

“Abbiamo scoperto che la squalamina si lega alle membrane lipidiche impedendo all’alfa-sinucleina di attaccarsi a sua volta, bloccandone così il processo tossico di aggregazione”.

Nuove possibili ricerche.

Per ora lo studio è stato condotto solo in laboratorio su cellule o su animali, ma apre a nuove possibilità di ricerca.

“L’inizio dei test è in programma tra qualche mese”,

Afferma Vendruscolo. La nuova sperimentazione sarà coordinata dallo scopritore stesso della squalamina, Zasloff.

New website's coming soon, leave your email to be updated