Il ricercatore Silvio Garattini si pronuncia sulla ricerca Italiana

Il ricercatore Silvio Garattini si pronuncia sulla ricerca Italiana

Recentemente il colosso farmaceutico Pfizer ha annunciato di voler abbandonare le ricerche di farmaci contro Alzheimer e Parkinson. Ciò ha gettato nello sconforto molti pazienti affetti da tali patologie. Ma chi lavora nella ricerca sostiene che non bisogna perdere le speranze anzi!

Il ricercatore Silvio Garattini, alla guida dellIstituto di ricerca Mario Negri di Milano, infatti afferma:

«Che ci siano delle anomalie si sa ma non si può generalizzare. I nostri ricercatori fanno miracoli con i pochi soldi che ricevono».

I numeri della ricerca italiana

Secondo il ricercatore i fondi per la ricerca non sono mal gestiti ma effettivamente pochi: solo l’1,3% del Pil, negli altri paesi solitamente investono il doppio.

In Italia scarseggiano anche i ricercatori: sono 2,7 ogni mille abitanti, mentre la media europea è di 5,3.

«Nonostante questi pochi fondi, i ricercatori contribuiscono molto alla ricerca. Non si pensi che nei laboratori non si combini nulla. Fortunatamente, in ambito oncologico, in Italia abbiamo l’Airc senza cui la ricerca anti cancro non esisterebbe».

C’è bisogno di riformare la struttura della ricerca: valutare più la qualità, che la quantità

Secondo Garattini inoltre un ricercatore non andrebbe valutato in base ai brevetti che deposita o al numero di pubblicazioni, ma piuttosto sulla qualità del suo lavoro. Tutta conoscenza che va a beneficio anche degli altri ricercatori.

«Noi al Mario Negri non ne abbiamo mai depositato uno. La ricerca è libera e i risultati non devono essere tenuti segreti.»

Dal momento che i finanziamenti alla ricerca non sono cospicui il dott. Garattini sostiene che andrebbero fissate delle priorità. C’è bisogno di creare un sistema maggiormente organizzato che decida quali siano le ricerche più urgenti su cui focalizzarsi.

Garattini parla anche dei finanziamenti da parte delle case farmaceutiche, affermando che “non sempre sono un male”.

«Ovviamente servono regole precise e comportamenti etici. Se poi l’industria trae profitto da un farmaco, non è per forza una cosa negativa. Certo, non è etico che un gruppo pubblico universitario recluti dei pazienti per la ricerca in cambio di soldi».

Noi non ci arrenderemo nella lotta contro il Parkinson: i risultati arrivano dopo tanti fallimenti

Inoltre parlando del caso Pfizer ha anche affermato che prima di ottenere dei risultati prima bisogna collezionare molti fallimenti.

«Pensi ai farmaci contro l’epatite C e a quanto abbiamo aspettato per metterli a punto. Su Parkinson e Alzheimer si continua a lavorare nelle migliaia di laboratori. Sia quelli finanziati con soldi pubblici, sia privati».

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