Ricerca sugli astrociti senescenti e lo sviluppo del Parkinson

Ricerca sugli astrociti senescenti e lo sviluppo del Parkinson

Dieci milioni sono le persone al mondo che soffrono della malattia di Parkinson. Tremori, difficoltà motorie, Freezing della marcia, sono solo alcuni dei sintomi provocati da questa tremenda patologia.

Studi per trovare una cura per il Parkinson

Recentemente il colosso farmaceutico Pfizer ha annunciato di voler sospendere le ricerche riguardo una cura per Parkinson e Alzheimer, a causa degli scarsi risultati ottenuti finora. Ma c’è chi non si arrende, infatti recentemente è stata pubblicata su “Cell Reports” una ricerca condotta sui topi dagli scienziati del Buck Institute for Research on Aging, un istituto dedicato alla ricerca sulle malattie correlate all’invecchiamento con sede a Novato, in California, che sembra dare qualche speranza.

Lo studio ha infatti rilevato che l’eliminazione degli astrociti senescenti nel cervello dei topi sarebbe in grado di prevenire la degenerazione del sistema nervoso e di conseguenza i sintomi associati a una patologia simile al Parkinson diffusa tra gli animali.

Gli astrociti senescenti

Gli astrociti sono cellule che si occupano di sviluppare il sistema nervoso centrale e mantenere il suo corretto funzionamento, due indizi importanti per una possibile insorgenza di malattia, quindi gli scienziati hanno voluto concentrare i loro studi su queste cellule

Analizzando i tessuti dei parkinsoniani si è rilevato che gli astrociti mostrano segni di senescenza, ossia che non erano più in grado di riprodursi e svolgere le attività fisiologiche.

È un meccanismo protettivo per la cellula, a seguito del quale però vengono prodotte sostanze chimiche dannose per i tessuti cerebrali circostanti, che causano uno stato di infiammazione cronica, altro sintomo della malattia.

Inoltre alcuni astrociti umani in coltura sono stati esposti al pesticida paquarat, già associato alla malattia di Parkinson nel 2011, e hanno mostrato segni di senescenza.

Eliminare gli astrociti senescenti eviterebbe la comparsa dei sintomi della malattia

In seguito i ricercatori hanno quindi iniettato paquarat nei topi per osservare se sviluppassero segni di degenerazione del sistema nervoso e senescenza degli astrociti. Una volta confermata l’ipotesi, gli scienziati hanno somministrato alle cavie un farmaco antivirale, ganciclovir, in modo da indurre la morte degli astrociti senescenti.

Ciò che hanno potuto osservare i ricercatori è stato veramente interessante, infatti vi è stata una regressione della malattia in circa il 70-80% degli animali aventi in corso una neurodegenerazione, questo potrebbe quindi essere un possibile approccio terapeutico alla malattia.

Julie Andersen, autore senior dell’articolo, ha spiegato come la senescenza fosse già stata correlata al Parkinson e altre patologie degenerative, ma che è la prima volta che una ricerca riesce a dimostrare che la loro eliminazione riesca a prevenire i sintomi dello sviluppo della patologia.

“La gran parte delle ricerche sul Parkinson sono dedicate alla tossicità di sostanze verso specifici neuroni implicati nella malattia, ma nessuno ha applicato questi dati per definire un trattamento: la nostra ricerca suggerisce che gli astrociti senescenti possono contribuire allo sviluppo della malattia e non vediamo l’ora di esplorare questo nuovo approccio”.