Possibile punto di svolta nel trattamento delle malattie neurodegenerative

Possibile punto di svolta nel trattamento delle malattie neurodegenerative

Una recente scoperta nella malattia di Huntington potrebbe significare che la triste realtà delle malattie neurodegenerative potrebbe essere sul punto di cambiare.

Lo studio rivoluzionario è stato il primo a dimostrare che il difetto genetico che causa l’Huntington potrebbe essere corretto, aumentando le speranze che il farmaco diventi il ​​primo a rallentare il progresso della malattia – o addirittura a fermarlo.

I risultati di Huntington da soli sarebbero stati abbastanza notevoli, ma arrivano solo un mese dopo che la stessa classe sperimentale di farmaci si è rivelata utile nell’aiutare i pazienti con una diversa malattia degenerativa, chiamata Atrofia muscolare spinale (SMA – Spinal Muscular Atrophy).

I bambini con la forma più grave di SMA normalmente non sviluppano mai la forza di sedersi o rotolare, ma dopo quattro anni di trattamento, alcuni di questi bambini stanno iniziando a stare in piedi e fanno i primi passi con un deambulatore.

Cos’è la malattia di Huntington?

La malattia di Huntington è una condizione degenerativa congenita causata da un singolo gene difettoso.

La maggior parte dei pazienti viene diagnosticata nella mezza età, con sintomi quali sbalzi d’umore, irritabilità e depressione.

Con il progredire della malattia, i sintomi più gravi possono includere movimenti involontari a scatti, difficoltà cognitive e problemi con la parola e la deglutizione.

Le cure della malattia di Huntington

Attualmente non esiste una cura per la malattia di Huntington, sebbene esistano farmaci che aiutano a gestire la patologia.

Si pensa che circa 12 persone su 100.000 siano colpite da Huntington e se un genitore porta il gene difettoso c’è una probabilità del 50% che lo trasmettano alla loro prole.

Possibile applicazione del farmaco anche in Parkinson, Alzheimer e altre malattie neurodegenerative

I due studi hanno scatenato un’ondata di ottimismo sul fatto che i farmaci composti da principi simili potrebbero essere utilizzati per agire su una vasta gamma di disordini cerebrali mortali, forse anche su Alzheimer e Parkinson.

Il professor John Hardy, neuroscienziato all’University College di Londra, che ha ricevuto il premio Breakthrough per il suo lavoro sull’Alzheimer, ha affermato:

Non voglio essere troppo ottimista, ma questo potrebbe essere un punto di svolta

Hardy descrive i risultati come il più grande progresso per la malattia neurodegenerativa in 50 anni.

Se ha funzionato per uno, perché non potrebbe funzionare per molti altri? Sono molto, molto emozionato

I nuovi farmaci bloccherebbe gli effetti dei difetti genici

Il potere di questa nuova classe di farmaci – chiamati oligonucleotidi antisenso, detti anche ASO (dall’inglese, AntiSense Oligonucleotides) – deriva dalla loro capacità unica di scoprire difetti genetici e di bloccare i loro effetti distruttivi alla fonte.

Funzionano intercettando molecole di messaggeri noti come RNA, che sono responsabili della traduzione delle istruzioni nel codice genetico in proteine.

Il DNA sintetico usato nei trattamenti può essere costruito in laboratorio, come il Lego, il che significa che gli scienziati possono ora utilizzare il meccanismo della natura stessa per intervenire e attivare e disattivare la produzione di proteine.

Il farmaco Ionis-HTTRx, per la malattia di Huntington

Nella malattia di Huntington, il farmaco chiamato Ionis-HTTRx funziona uccidendo la molecola messaggera responsabile della produzione di una proteina tossica chiamata Huntingtina. Ci si aspetta che uno studio più grande riuscirà a evidenziare se questo rallenta o inverte la progressione della malattia.

Nusinersen, il farmaco per l’Atrofia muscolare spinale

Il farmaco per la SMA, Nusinersen, ha già superato questo traguardo. I bambini ai quali è stato iniettato il farmaco in uno studio di fase 3, non solo si sono stabilizzati, ma hanno iniziato a guadagnare forza.

In effetti, il successo è stato così sorprendente che lo studio è stato concluso prima del previsto, così che i bambini che erano stati sottoposti al trattamento placebo potessero subito passare al farmaco.

Richard Finkel, il neurologo pediatrico del Nemours Children’s Hospital di Orlando, in Florida, che ha guidato lo studio, ha affermato:

È un momento cruciale. Avendo passato 30 anni a dire ai genitori che non avevamo nulla da offrire ai loro figli se non una comfort care (terapia medica e infermieristica che si prende cura di bimbi con una vita molto breve), in pratica li mandavo a casa con una condanna a morte, avere qualcosa che possa essere offerto loro è notevole. Non è una cura, ma è un ottimo primo passo.

Il farmaco SMA funziona nella direzione opposta – invece di bloccare la produzione di una cattiva proteina, riesce a ripristinare la capacità del corpo di creare una proteina essenziale per la sopravvivenza dei neuroni nella base del cervello e del midollo spinale.

Ancora più efficace se somministrato prima dei sintomi

I risultati preliminari di un nuovo studio suggeriscono che quando il farmaco viene somministrato prima che compaiano i sintomi (in genere circa tre mesi) i suoi effetti possono essere ancora più efficaci. I bambini all’ultimo trial, a cui è stato somministrato il farmaco poco dopo la nascita, incredibilmente non mostrano alcun segno fisico della loro malattia.

Hanno imparato a sedersi e rotolare, e due dei tre bambini che il dott. Finkel sta curando stavano camminando al loro primo compleanno.

La terza è un po’ titubante, ma è sana come può essere. Questi bambini stanno andando straordinariamente bene.

Il dott. Finkel ha detto che ora c’è un valido motivo per aggiungere la SMA tra le malattie che vengono regolarmente sottoposte a screening alla nascita, come la fibrosi cistica, perché per la prima volta c’è un trattamento.

Altri studi per testare i farmaci anche su altre patologie, come il Parkinson…

Poiché le cattive proteine, o le proteine ​​mancanti, sono al centro di tutte le malattie neurodegenerative, è in corso una gara per testare i farmaci sintetici del DNA anche su altre patologie.

Una proteina chiamata sinucleina è implicata nel Parkinson e la produzione di amiloide e tau è nota per essere fuori controllo nell’Alzheimer e in altre forme di demenza. Tuttavia, non è ancora chiaro se il blocco di queste sostanze nel cervello possa essere d’aiuto – e molti dei precedenti farmaci che hanno lo scopo di farlo sono falliti negli studi clinici.

…o l’Alzhaimer

Tim Miller, David Clayson, professore di neurologia alla Washington University di St. Louis, ha condotto i test preclinici di un farmaco mirato ad abbassare la tau nel cervello.

Nei topi, ha invertito il danno cerebrale degli animali, fermato la perdita di memoria e prolungato le loro vite.

La società biotech Ionis, che era dietro al successo di Huntington, sta ora conducendo una sperimentazione clinica del trattamento nei pazienti con malattia di Alzheimer che dovrebbe concludersi nel 2020.

Miller descrive i recenti risultati ottenuti da SMA e Huntington come “un grande affare”, che ha aumentato la sua fiducia nel provare l’approccio per altre malattie degenerative. È anche coinvolto in una sperimentazione per una forma genetica di SLA.

Non sappiamo se avremo successo anche in quel caso. Voglio essere prudente, perché non lo sappiamo ancora.

Se i farmaci funzionassero sorgerebbe un problema economico

Se alla fine i farmaci dimostrassero di essere efficaci anche nel trattare i tipi di demenza che colpiscono milioni di persone, ciò rappresenterebbe un nuovo problema economico piuttosto che scientifico.

I filamenti di DNA non possono essere confezionati in pillole convenienti e i farmaci devono essere iniettati per via spinale per avere un impatto nel cervello.

In un recente discorso, il dottor Hardy ha stimato che il costo attuale di trattare un singolo paziente con questo tipo di farmaco si aggirerebbe intorno ai $ 750.000 all’anno. Ovviamente, la cifra scenderebbe se venissero trattati più pazienti, ma da un alto punto di partenza.

Queste sono domande molto complicate. Sarà una sfida per i neurologi e il servizio sanitario in generale.