Malattia di Parkinson, la diagnosi potrebbe passare dagli occhi.

Malattia di Parkinson, la diagnosi potrebbe passare dagli occhi.

Una nuova ricerca sul Parkinson, guidata dagli scienziati della University College of London, sembra aver trovato un nuovo test a basso costo e non invasivo per diagnosticare il Parkinson. Il test viene effettuato sugli occhi e sarebbe in grado di rilevare la malattia prima che compaiano i maggiori sintomi, tra cui tremori e rigidità muscolare.

Il metodo è stato sperimentato con successo nei ratti: i primi segni di Parkinson si sono manifestati 40 giorni prima che la malattia comparisse clinicamente.

Osservazione della retina

I ricercatori presso l’Istituto UCL di Oftalmologia grazie a questo metodo possono osservare i cambiamenti nella retina, i quali si sono dimostrati apparire prima che la malattia prenda il sopravvento nel cervello e che i primi sintomi diventino evidenti.

Utilizzando strumenti oftalmici che vengono abitualmente utilizzati in optometristi e cliniche oculistiche, gli scienziati sono stati in grado di utilizzare la nuova tecnica di imaging per osservare queste alterazioni retiniche in fase precoce.

L’esame consiste nel proiettare una luce nel fondo dell’occhio, che permette di analizzare le cellule gangliari della retina (Rgc). Grazie a questo test si può capire quante di queste cellule stanno andando incontro a morte programmata (apoptosi), ed evidenziare un possibile gonfiore della zona.

Potenziale svolta nella diagnosi

Questo metodo, pubblicato su Acta Neuropathologica Communications, permetterebbe una diagnosi precoce di Parkinson e potrebbe anche essere utilizzato per monitorare come i pazienti rispondano al trattamento. I dati sull’uomo sono ancora da confermare, ma i ricercatori sembrano ottimisti. La tecnica è già stata testata negli esseri umani per il glaucoma e dei test clinici dovrebbero iniziare presto per l’Alzheimer.

“Questo metodo è potenzialmente una svolta rivoluzionaria nella diagnosi precoce e il trattamento di una delle malattie più debilitanti al mondo,” ha detto la professoressa Francesca Cordeiro, Corso di Glaucoma e della Neurodegenerazione della retina presso UCL, che ha guidato la ricerca.

“Con questi test potremmo essere in grado di intervenire molto prima e curare più efficacemente le persone con questo morbo devastante.”

La malattia di Parkinson colpisce 1 persona su 500 ed è la seconda malattia neurodegenerativa più diffusa in tutto il mondo. I sintomi in genere si manifestano solo quando ormai oltre il 70 per cento delle cellule che producono dopamina del cervello sono stati distrutti.

La malattia porta a rigidità muscolare, lentezza dei movimenti, tremori e una ridotta qualità della vita.

Nuovo trattamento?

Dopo l’osservazione dei cambiamenti della retina nel modello sperimentale, la professoressa Cordeiro e il suo team ha trattato i topi con una nuova formulazione del farmaco anti-diabetico Rosiglitazone, che aiuta a proteggere le cellule nervose. Dopo aver utilizzato questo farmaco, gli effetti positivi sulla riduzione della morte cellulare della retina e gli effetti protettivi sul cervello erano evidenti. Ciò suggerisce che potrebbe avere un utilizzo anche nel trattamento per la malattia di Parkinson.

“Queste scoperte danno speranza: se saremo in grado di diagnosticare in anticipo il Parkinson e trattarlo con questa nuova formulazione riusciremo a limitare e forse eliminare la sofferenza di migliaia di pazienti”, ha detto il Dr. Eduardo Normando, Consulente Oculista alla Western Eye Hospital e UCL.

“Le prove che abbiamo suggeriscono fortemente che potremmo essere in grado di intervenire molto prima e più efficacemente nel trattamento di persone con questa condizione devastante, utilizzando questa tecnica di imaging non invasiva e conveniente”, ha continuato il dottor Normando.

La tecnologia è stata brevettata dalla società di ricerche di commercializzazione, UCL Businness, della UCL.

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