Parkinson: maestro di sci torna in pista grazie all’operazione DBS

Parkinson: maestro di sci torna in pista grazie all’operazione DBS

La storia di Andrea comincia una domenica pomeriggio di 15 anni fa, quando lui, non ancora trentenne, tiene in braccio la sua bambina appena nata. «È allora che ho avvertito per la prima volta un fastidio al braccio destro – racconta -. Non avevo idea di cosa fosse, pensavo a un banale indolenzimento muscolare. Così ho provato fisioterapia, massaggi, agopuntura, ma niente».

Il disturbo rimane, anzi, peggiora ulteriormente. Inoltre, Andrea comincia ad avere anche problemi a scrivere, a vestirsi, farsi la barba, tagliare la carne, guidare. Poi inizia ad avere anche alcuni tremori: la mano, a volte le labbra, la mandibola, le gambe.

La scoperta del Parkinson

La diagnosi di Parkinson arriva 3 anni dopo all’Ospedale Molinette di Torino. Da qui inizia il suo calvario durato circa 12 anni.

Per contrastare i sintomi gli vengono prescritti molti farmaci per un totale di nove pastiglie al giorno. Ma purtroppo dopo circa cinque anni, Andrea inizia a non rispondere più totalmente alla terapia farmacologica, i disturbi si ripresentano ed è costretto a malincuore ad abbandonare la sua attività di insegnante di sci.

L’intervento DBS – Deep Brain Stimulation

Andrea inizia allora ad informarsi riguardo alla stimolazione cerebrale profonda (DBS, Deep Brain Stimulation), esegue alcuni esami e test per stabilire la sua idoneità all’intervento ed entra in lista di attesa.

Viene operato nel settembre 2012.

L’intervento consiste nel posizionare all’interno del cervello di Andrea un elettrocatetere collegato a un piccolo dispositivo chiamato neurostimolatore impiantato sotto la pelle nella zona toracica. Quest’ultimo apparecchio genera impulsi elettrici che raggiungono il cervello e interrompono o riducono i segnali che causano i movimenti incontrollati tipici della malattia.

Durante l’impianto il paziente rimane sveglio, così da permettere di registrare l’attività elettrica delle aree del cervello e permettere di eseguire subito dei test di stimolazione ed efficacia.

«Trascorso un breve periodo di degenza vengo dimesso, con la raccomandazione di tornare ogni sei mesi per i controlli periodici – spiega Andrea -. Adesso i sintomi sono finalmente sotto controllo. Continuo ad assumere i farmaci, ma in dosi molto ridotte. Piano piano, la mia vita è ricominciata. Posso salire in alta montagna, cercare funghi, fare lunghe passeggiate, andare a pesca di trote nei fiumi. E soprattutto tornare sulle piste, avvolto nel silenzio e nel profumo di neve, con il sole che fa capolino dietro alle cime».

Grazie a tale intervento Andrea è riuscito a riprendere a pieno la sua professione di maestro di sci, in val Sangone, nel Torinese, cammina e svolge normalmente qualsiasi attività. L’intervento è uno dei successi dei professori Michele Lanotte e Leonardo Lopiano del il Dipartimento di Neuroscienze delle Molinette il quale vanta vent’anni di attività chirurgica e ben 250 operazioni di impianti cerebrali, diventando anche Centro di formazione di specialisti a livello internazionale.

La stimolazione cerebrale profonda non cura la malattia, ma contrasta molti dei sintomi invalidanti e viene usata anche per altre patologie, come le distonie, il disturbo ossessivo compulsivo, l’epilessia.

L’interazione con GONDOLA®

Esistono però altri sintomi, come il Freezing della marcia, che non sempre rispondono alla terapia DBS. Diversi pazienti con DBS hanno deciso di sottoporsi anche alla Terapia AMPS erogata da GONDOLA® mostrando benefici notevoli.

GONDOLA® infatti è completamente compatibile con la DBS e altri dispositivi elettronici, in quanto non si tratta di una stimolazione di natura elettrica, ma meccanica, non generando quindi interferenze.

Partirà a breve in Svizzera uno studio clinico specifico rivolto proprio a pazienti con DBS, per indagare e dimostrare su base scientifica i potenziali benefici dell’integrazione tra le due terapie.

I primi risultati di tale studio dovrebbero essere disponibili all’inizio del 2017.