Al “Perrino” di Brindisi si è tenuto il primo intervento DBS in Puglia.

Al “Perrino” di Brindisi si è tenuto il primo intervento DBS in Puglia.

All’ospedale Perrino di Brindisi si è svolto un paio di settimane da, il primo intervento di DBS in Puglia.

Questo è stato un evento molto importante per la regione, nella quale finora non erano stati mai svolti interventi neurochirurgici di tale livello.

La stimolazione DBS

La DBS non cura la malattia, ma è in grado di ridurre alcuni sintomi che provocano un abbassamento della qualità della vita, come per esempio il tremore.

Attraverso elettrodi, collegati a uno stimolatore sotto cutaneo, mandano dei segnali modulati al cervello che permettono di migliorare i disturbi provocati dal Parkinson.

Essendo un intervento molto delicato e rischioso, viene effettuato solo a quei pazienti che non riescono a tenere sotto controllo questi disturbi con l’utilizzo dei farmaci.

L’operazione è stata svolta con molta cura.

Il paziente operato è un uomo di 56 anni, che soffre di Pakinson da 2 anni.

L’intervento è stato svolto da un equipe di primo livello, che ha coinvolto specialisti di diverse branche della medicina: Neurochirurgia diretta dal Dott. Antonio D’Agostino, con i medici Francesco Romeo e Piermassimo Proto e quella di Neurologia diretta dal Prof. Bruno Passarella, con il medico Franscesca Spagnolo.

Coordinazione con il San Raffaele di Milano

Per l’occasione, essendo il primo intervento, erano presenti anche i colleghi del San Raffaele di Milano con medico neurologo Maria Antonietta Volontè, il medico neurochirurgo Alberto Franzin e l’ingegnere dell’unità Inspe Mario Cursi.

Buon esito dell’intervento.

L’intervento è stato lungo ma pienamente riuscito, bisognerà aspettare per avere riscontri oggettivi, intanto i primi dati post-operatori sono incoraggianti e danno buone speranze per il paziente, che sembra reagire bene all’impianto, non dando segni di rigetto.

“Apripista” in Puglia per ulteriori interventi neurochirurgici

L’intervento del “Perrino” è molto importante perché potrebbe rappresentare la fine ai cosiddetti viaggi della speranza, che portano alcuni pazienti a doversi spostare per poter ricevere le giuste cure.

Ormai sono diversi anni che questa pratica è stata introdotta.

Il primo intervento nel mondo risale a fine anni ottanta, mentre la pratica clinica è stata approvata dall’FDA a fine anni novanta.