Nuovo studio per provare l’efficacia di GONDOLA partirà a breve nel 2017

Nuovo studio per provare l’efficacia di GONDOLA partirà a breve nel 2017

Nel 2017 partirà un nuovo studio clinico su GONDOLA che coinvolgerà 160 pazienti e con il contributo dell’Unità di Neurologia dell’Università Campus Bio-Medico di Roma.

La sperimentazione consisterà in 2 cicli di 6 stimolazioni per ciascun paziente e sarà condotta dalla University of Health Sciences di Porto Alegre, insieme a Irccs San Raffaele Pisana di Roma e al Dipartimento di Scienze neuroriabilitative – Casa di cura Policlinico di Milano.

Per UCBM il progetto sarà coordinato dal prof. Vincenzo Di Lazzaro, Ordinario di Neurologia, con la collaborazione dei neurologi Lucia Florio e Lazzaro di Biase.

Universidade Federal de Ciências da Saúde de Porto Alegre (UFCSPA)

L’ University of Health Sciences di Porto Alegre ha già concluso da poco un altro studio in collaborazione con il Politecnico di Milano riguardo l’efficacia di GONDOLA, i cui risultati preliminari hanno mostrato un incremento di BDNF e una riduzione dei livelli di cortisolo nel sangue dopo il ciclo di trattamento con il dispositivo medico GONDOLA.

GONDOLA attiva alcune aree del cervello deputate al movimento

GONDOLA attiva determinate aree cerebrali coinvolte nel movimento attraverso la tecnica della stimolazione meccanica automatica periferica (Automated Mechanical Peripheral Stimulation, AMPS).

L’efficacia di AMPS è stata provata da molti studi clinici indipendenti, pubblicati su diverse riviste internazionali, come quello divulgato sulla rivista PlosOne da alcuni ricercatori tra cui il dott. Carlo Quattrocchi, responsabile dell’Unità di Diagnostica per Immagini del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, sotto il coordinamento del Centro per la cura e la diagnosi del Parkinson dell’IRCCS San Raffaele di Roma.

Una sperimentazione che ha dimostrato come la terapia determini una maggiore attivazione delle regioni cerebrali coinvolte nella gestione del movimento e nell’analisi dello spazio circostante.

“La stimolazione automatica meccanica periferica – commenta Carlo Quattrocchi – ha un effetto su quelle aree cerebrali che nei pazienti parkinsoniani vengono abitualmente reclutate per compensare i deficit conseguenti alla malattia. Dopo una singola stimolazione migliorano velocità di cammino, equilibro e cadenza dei passi. Resta da dimostrare quali pazienti con Parkinson possono ottenere maggiori benefici da questa terapia e la durata degli effetti osservati sui sintomi motori”.

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