Nuova scoperta che potrebbe aiutare nella comprensione delle malattie neurodegenerative

Nuova scoperta che potrebbe aiutare nella comprensione delle malattie neurodegenerative

Grazie a un nuovo studio condotto da Jonathan Mapelli, ricercatore del dipartimento di scienze biomediche, metaboliche e neuroscienze dell’Università di Modena e Reggio Emilia, ora è possibile mappare il meccanismo della memoria dei circuiti neuronali, aprendo nuovi orizzonti sulla formazione di malattia degenerative come il Parkinson.

Lo studio è stato anche pubblicato su una rivista americana specializzata Proceeding of the National Academy of Science (Pnas).

Il cervello e la plasticità sinaptica

Il cervello è capace di immagazzinare moltissime informazioni grazie alle quali siamo possiamo imparare e ricordare.

Questo è possibile grazie alla capacità di “memoria” dei neuroni e delle sinapsi, che collegano i neuroni tra loro, ed in particolare, è noto, ormai da circa 30 anni, che sono in grado anche di memorizzare segnali biochimici e bioelettrici.

La capacità delle cellule nervose di ricordare, cioè di modificare la propria attività in base all’esperienze passate, viene chiamata “plasticità sinaptica” e negli ultimi anni ne sono state scoperte diverse forme.

Grazie ai ricercatori modenesi, ora si è scoperta un’altra plasticità sinaptica, quella utilizzata dagli interneuroni inibitori, che esprimono la capacità di memorizzare informazioni.

Lo studio dei ricercatori Unimore

La ricerca è iniziata nel 2014 e mirava a studiare l’attività tra i neuroni del cervelletto.

Durante lo studio i ricercatori si sono accorti che le interazioni fra neuroni di diverso tipo, che stavano nel medesimo circuito, possono influenzare reciprocamente la propria attività modificandola in maniera persistente.

Mapelli spiega meglio:

“È stato evidenziato che le sinapsi inibitorie di tipo GABAergico vengono modificate in maniera persistente dall’attivazione dei recettori glutamatergici di tipo NMDA, localizzati in prossimità delle sinapsi stesse. Questo meccanismo di condizionamento reciproco denominato ‘plasticità’ eterosinapticà è fortemente dipendente dallo stato di attivazione dei neuroni coinvolti, ed è particolarmente importante per il mantenimento del corretto rapporto fra i livelli di eccitazione e di inibizione nei circuiti cerebrali”.

Importanza della ricerca

Questo è molto importante in diverse patologie in cui gli stati di sovra eccitamento di alcune cellule non vengono dal corretto livello di inibizione sinaptica.

Capire come funzionano le cellule nervose e come il cervello immagazzina informazioni, è un punto di partenza per comprendere come i malfunzionamenti delle cellule possano provocare patologie neurodegenerative come Parkinson e Alzheimer.

Questa scoperta inoltre, può avere ricadute anche per la ricerca sulle tossicodipendenze infatti Mapelli spiega:

“Le patologie cerebrali legate alle dipendenze fondano il proprio funzionamento sui circuiti formati da interneuroni inibitori”.