James Parkinson: l’uomo dietro la Paralisi Agitante

James Parkinson: l’uomo dietro la Paralisi Agitante

James Parkinson

William Keys James Parkinson è nato l’11 aprile 1755, in quello che era il villaggio di Hoxton, appena a nord di Londra.

Il padre di James Parkinson era medico e membro della società dei chirurghi, questo ha sicuramente avuto il suo impatto sul giovane James Parkinson, il quale nel 1776 decise di iscriversi presso l’ospedale di Londra.

Nel 1784 ha conseguito il diploma presso la Company of Surgeons (il precursore della Royal College of Surgeons), a pochi mesi dalla morte del padre.

James Parkinson fu coinvolto in numerosi istituti di salute mentale

James Parkinson operò come medico generico in Hoxton per diversi decenni, in seguito, in collaborazione con il figlio (chiamato anche lui James), che successivamente prese in mano la gestione dello studio di suo padre quando questi si ritirò.

Oltre a partecipare alla salute generale e il benessere della gente di Hoxton, Parkinson è stato anche pesantemente coinvolto nel benessere dei pazienti in numerosi istituti di salute mentale del distretto.

Parkinson era un membro attivo della comunità medica a Londra, ed è stato eletto Fellow della Medical Society of London nel 1787.

Ha scritto saggi e opuscoli per la comunità medica e e anche per il grande pubblico, presentando il suo primo lavoro alla Medical Society of London nel 1787 dal titolo ‘Some Account on the Effects of Lightning’.

Per il grande pubblico, ha scritto diversi libri di consulenza medica, per esempio ‘The Town and Country Friend and Physician’.

La vita di James Parkinson al di fuori della medicina

Anche se è il suo lavoro nell’ambito medico ad aver lasciato il segno nella storia, durante la sua vita, Parkinson è stato ben noto anche per le sue idee politiche radicali e il suo contributo al settore emergente della geologia. Come giovane medico, ha scritto molto e con passione sul tema della riforma sociale.

Un esempio della considerazione che i suoi colleghi avevano per James Parkinson, è il suo coinvolgimento alll’Association of Apothecaries – un’organizzazione che ha svolto un ruolo importante nel passaggio dell’Apothecaries act del 1815, che a sua volta è stato un passo importante verso lo sviluppo di una formazione medica completa.

Parkinson è stato fortemente coinvolto nell’associazione, ed è stato eletto presidente nel 1817, per due mandati.

La paralisi agitante

La sua grande esperienza clinica e le abilità di osservazione di Parkinson, raccolte dopo diversi decenni di pratica medica in Hoxton, gli sono servite molto in quello che è il suo più grande contributo alla scienza medica – la sua descrizione della paralisi agitante.

Fin dall’inizio è chiaro che fosse ben consapevole di quanto sia potesse essere devastante la malattia, descrivendo come “la vittima infelice la consideri come un male, dal cui dominio non aveva alcuna prospettiva di fuga”.

È impressionante, e testimonia anche la grande capacità di osservazione di Parkinson, quanto questo saggio sulla paralisi agitante rimane tutt’ora un punto di riferimento nella descrizione di pazienti con malattia di Parkinson. Vale la pena riportare interamente la sua definizione di Shaking Palsy.

L’ha descritta come una malattia caratterizzata da: “un movimento tremulo involontario, con diminuzione del tono muscolare, in parti che non potevano essere mosse e anche se sostenute; con una propensione a piegare in avanti il ​​tronco, e di passare da una passeggiata ad un passo di corsa: nonostante i sensi e l’intelletto fossero illesi”

“Fin dall’inizio è chiaro che egli fosse ben consapevole di quanto potesse essere devastante la malattia”

La principale differenza tra la definizione data da Parkinson e la comprensione del morbo di Parkinson dei giorni nostri riguarda la sua ultima osservazione, cioè l’importanza dei sintomi non motori, in quanto si è capito che la demenza può essere uno dei sintomi del Parkinson.

Il succo del saggio è un report di Parkinson di un tipico caso di Paralisi Agitante, illustrata attraverso sei casi presenti in Hoxton e dintorni, che condividevano una serie di sintomi caratteristici.

Questi contengono molte informazioni che i neurologi oggi avrebbe riconosciuto dall’interazione con i pazienti.

Nel saggio si parla molto della inadeguatezza dei trattamenti disponibili all’epoca per chi ne soffriva.

La tendenza ottimista di Parkinson lo ha spinto a suggerire che: “sembra che vi sia una ragione sufficiente per sperare che qualche cura potrà ben presto essere scoperta, con la quale fermare almeno la progressione della malattia”.

Purtroppo ci son voluti 140 anni prima che il lavoro di Arvid Carlsson e altri portasse allo sviluppo di levodopa come trattamento sintomatico per la Paralisi Agitante, e ancora attendiamo una terapia che possa ritardare veramente il progresso della malattia.

È importante tenere a mente, quando si legge Il saggio sulla paralisi agitate, che Parkinson stava lavorando in un territorio inesplorato.

Lo studio delle malattie neurologiche come lo conosciamo noi era ancora solo all’inizio, e le malattie degenerative che sono così familiari ora, come Motor Neuron Disease o demenza di Alzheimer, all’epoca erano quasi sconosciute.

Infatti la neurologia ha preso forma nel corso del 19 ° secolo, ma alcuni padri fondatori di questa disciplina (in particolare Jean-Martin Charcot a Parigi e Williams Gowers a Londra) ha riconosciuto il contributo che Parkinson ha dato nel riunire e sintetizzare i reports dei casi che ha pubblicato nel suo saggio sulla Paralisi agitante. Per questo motivo decisero di dare a questa patologia il suo nome.

“È importante tenere a mente, quando si legge Il saggio sulla paralisi agitate, che Parkinson stava lavorando in un territorio inesplorato”

James Parkinson è morto il 21 dicembre 1824 in Kingsland Road, a poche centinaia di metri dalla casa dove è cresciuto. La sua scomparsa è stata molto compianto dalla Parrocchia di San Leonardo di, ed è stato registrato con dolore nei registri parrocchiali, come pure sulla rivista Gentleman.

Per molti anni non vi è stato alcun monumento al suo lavoro. Tuttavia una targa commemorativa a James Parkinson e la sua opera sono stati collocati nella navata centrale della chiesa di San Leonardo nel 1955, per il 200 ° anniversario della sua nascita.

Purtroppo, non sono sopravvissute molte informazioni su James Parkinson, ma attraverso i suoi scritti prolifici, siamo in grado di ricostruire almeno un’idea di che uomo potesse essere. Ne emerge un ritratto di qualcuno che era molto più che un prodotto dell’Illuminismo, e per molti versi era avanti con i tempi clinicamente, scientificamente e politicamente.

Cosa avrebbe pensato James Parkinson adesso della paralisi agitante?

Avrebbe certamente ammirato i progressi compiuti in termini di diagnosi e comprensione delle cause della malattia che porta il suo nome. È probabile che gli avrebbero fatto piacere la gamma di farmaci ora utilizzati per alleviare i sintomi che ha descritto così chiaramente nel suo saggio. Ma senza dubbio sarebbe stato sorpreso e deluso nello scoprire che, due secoli dopo il suo lavoro, non v’è ancora alcuna cura per questa malattia devastante.