Un farmaco per l’asma può ridurre il rischio di sviluppare il Parkinson?

Un farmaco per l’asma può ridurre il rischio di sviluppare il Parkinson?

L’evoluzione potrebbe essere stata la prima nel nostro pianeta a preoccuparsi di riciclare.

Quando gli organismi sviluppano proteine ​​utili, queste tendono ad essere riutilizzate in processi non correlati. Quindi, una singola famiglia di proteine ​​può regolare lo sviluppo di svariate cellule dal cervello al sangue alle ossa.

Effetti catena su altre zone

Questo è il motivo per cui spesso le medicine hanno effetto anche su altri meccanismi rispetto a quelli per cui erano stati creati. Mentre il farmaco è stato progettato per agire su una proteina specifica di un solo tessuto, ma quella proteina o una sua parente stretta può agire in maniera rilevante anche su un altro tessuto.

Questo solitamente è considerato un problema, ma può anche essere utile. I ricercatori stanno scoprendo che alcuni farmaci possono essere efficaci contro malattie per le quali non erano stati pensati.

Clenbuterolo e altri farmaci simili hanno effetti sul Parkinson

Questo può essere il caso di un farmaco per l’asma chiamato clenbuterolo. Durante uno screening si è scoperto che questo e altri farmaci correlati andavano ad agire su una patologia molto diversa: la malattia di Parkinson, causata dalla morte di cellule nervose specifiche nel cervello.

E una ricerca sulla storia dell’uso dei farmaci della Norvegia suggerisce che la scoperta non è solo una coincidenza.

Parkinson e proteine

La malattia di Parkinson è causata dalla morte di un determinato gruppo di neuroni che aiutano a controllare l’attività muscolare. Quando questi neuroni muoiono, le persone perdono progressivamente il controllo dei muscoli volontari, inoltre porta anche tremori incontrollati.

Come l’Alzheimer e altre malattie neurodegenerative, il Parkinson è stato associato alla massificazione di proteine ​​malformate che si accumulano nelle cellule morenti.

Ammassi di proteine: causa o sintomi?

In molte di queste malattie, non è chiaro se questi ammassi siano una causa – le proteine ​​stanno uccidendo le cellule – o un sintomo. Infatti potrebbe anche essere che una volta che una cellula inizia a morire, non sia più in grado di eliminare le proteine ​​degenerate.

Nel Parkinson, tuttavia, ci sono alcune prove che indicano che siano effettivamente gli ammassi della a scatenare la malattia.

Gli ammassi proteine nel Parkinson sono composti da una proteina chiamata α-sinucleina, e le persone che presentano copie extra di quel gene sono a maggior rischio di sviluppare il Parkinson. Quindi, avere un eccesso di proteina che produca un ammasso sembra predisporre le cellule nervose a morire.

Un team di ricercatori internazionale ha stabilito che potrebbe essere un buon metodo per identificare dove effettivamente i farmaci debbano andare ad agire per trattare il Parkinson.

Hanno preso un nervo che normalmente sintetizza α-sinucleina e hanno testato su di esso più di 1.000 farmaci o potenziali tali, osservando se qualcuno di essi riuscisse a ridurre la produzione del gene. Ne hanno trovato 35, uno dei quali è noto per attivare il recettore dell’adrenalina (noto anche come epinefrina).

Ci sono molti farmaci che agiscono sul sistema dell’adrenalina, quindi i ricercatori hanno sperimentato farmaci simili nello stesso dosaggio.

Tre di essi sembrano effettivamente ridurre l’attività dell’α-sinucleina (il gene del Parkinson). Meglio ancora, due di essi erano già noti per superare la barriera emato-encefalica, in modo da poter raggiungere le cellule che il Parkinson uccide.

Laboratorio vs Natura

Ma un farmaco che funziona su cellule create in laboratorio spesso non riesce ad agire quando viene poi testato sugli animali. Quindi il gruppo ha iniziato alcuni test sui topi, rilevando che quando gli è stato iniettato il farmaco, questo ha ridotto l’attività di α-sinucleina.

Ad alcuni di essi però mancava il gene che sintetizza la proteina su cui avrebbero dovuto agire questi farmaci. Questi topi avevano livelli notevolmente elevati di α-sinucleina. E il farmaco non era più in grado di ridurne l’attività.

Quindi questo sembra essere un fatto biologicamente rilevante.

Un esperimento umano

Di solito, a questo punto si affermerebbe che ci vorranno anni di test e studi clinici per saperne di più. Ma ricordiamo che i prodotti qui testati sono in realtà farmaci.

E sembra che la maggior parte di quelle che attivano il recettore di adrenalina contribuiscano anche a ridurre i livelli di α-sinucleina.

E, casualmente, questi sono comunemente usati per trattare l’asma, in quanto l’adrenalina aiuta a rilassare i muscoli delle nostre vie aeree.

Ancora più opportunamente, il sistema sanitario norvegese sta monitorando tutte le prescrizioni distribuite nel paese dal 2004, collegandole ai record del paziente nel sistema sanitario nazionale del paese.

Salbutamolo diminuisce l’incidenza del Parkinson

Così i ricercatori hanno deciso di osservare l’incidenza di Parkinson in tutti coloro a cui era stato prescritto il salbutamolo, che era uno dei tre farmaci risultato dal loro screening.

Le persone che avevano assunto questo farmaco ed a cui è stato diagnosticato il Parkinson sono meno di un terzo rispetto a chi non l’ha preso.

(L’intervallo di confidenza del 95% è compreso tra 0,58 e 0,76, tutti valori che indicano una riduzione del rischio)

Il propanololo aumenta le probabilità di sviluppare il Parkinson

Per fornire ulteriori prove, i ricercatori hanno esaminato un farmaco chiamato propranololo. Si tratta di un beta-bloccante, utilizzato tipicamente per trattare le irregolarità del battito cardiaco e l’alta pressione del sangue, proprio perché blocca l’attivazione del recettore dell’adrenalina.

Le persone che hanno assunto questo farmaco hanno mostrato un rischio più che raddoppiato di diagnosi di Parkinson.

Come ultimo elemento di prova, gli autori hanno ottenuto alcune cellule da un individuo che aveva una copia aggiuntiva del gene α-sinucleina, che predispone al Parkinson. Queste cellule sono state convertite in cellule staminali convertite a loro volta in neuroni.

Trattarli con uno dei farmaci che è risultato ridurre la produzione di α-sinucleina, ha abbassato la mortalità delle cellule e mantenuto il controllo del metabolismo energetico.

Non provatelo a casa senza diagnosi del medico!!

Individualmente, nessuno di questi risultati sarebbe decisivo. Ma l’elevatissimo numero di dati raccolti, ottenuti in diversi ambiti, utilizzando metodi molto diversi, vanno tutti nella stessa direzione.

E l’idea sottostante – un focus sulla α-sinucleina – si basa su un meccanismo biologico piuttosto solido.

Detto questo, è ancora troppo presto per poter correre a farsi prescrivere uno di questi farmaci.

Gli autori fanno notare:

“Attualmente non sono approvati dalla FDA per il trattamento di Parkinson”

Il team continua a sottolineare che i farmaci possono aggravare la malattia cardiovascolare. Il punto di svolta è che i farmaci che aumentano il rischio di Parkinson sono usati per trattare malattie cardiovascolari, in particolare la pressione alta e le aritmie cardiache. E entrambi possono sicuramente ucciderti.

In ogni caso, nonostante il possibile utilizzo di farmaci già approvati con altre indicazioni d’uso riduca i problemi di “safety” (sicurezza), non è detto che la decisione di prescriverli o sia per il medico semplice.