Diagnosticare e calcolare le probabilità di Parkinson: nuovi criteri

Diagnosticare e calcolare le probabilità di Parkinson: nuovi criteri

Sulla rivista Lancet Neurology sono stati pubblicati i nuovi criteri per diagnosticare la malattia di Parkinson.

Tali criteri sono stati stabiliti da una speciale task force dell’International Parkinson Disease and Movement Disorder Society, società scientifica composta dai principali esperti di tutto il mondo riguardo al Parkinson.

Fattore importante in questo cambiamento è la sinucleina, proteina recentemente riconosciuta come implicata nel Parkinson.

L’alfa-sinucleina, proteina coinvolta nel Parkinson

Esistono vari tipi di sinucleina, quella coinvolta nella malattia di Parkinson è di tipo alfa, termine con il quale viene indicato l’orientamento spaziale.

Tutto ciò è molto importante, infatti il Dott. Alfredo Berardelli, ordinario di Neurologia all’Università La Sapienza di Roma, spiega:

«Se la sua struttura a elica va incontro a un’alterazione nella sua conformazione, come i prioni, la proteina si aggrega prima dentro e poi fuori dai neuroni, dove forma accumuli chiamati corpi di Lewy, simili alle placche di amiloide dell’Alzheimer.

Sono proprio questi accumuli a innescare il processo neurodegenerativo nella malattia di Parkinson, tant’è che alcuni neurologi viennesi stanno studiando una strategia mirata su di essi con un anticorpo monoclonale».

Non sempre però, si rileva il coinvolgimento dell’alfa-sinucleina: infatti in alcuni casi di Parkinson non sembra svolgere alcun ruolo,  in altri casi i corpi di Lewy compaiono dopo i classici sintomi della malattia o altri ancora è tecnicamente impossibile rilevare la loro presenza.

Criteri restrittivi

Gli esperti fanno appello anche ad altri criteri, per esempio a quello genetico, grazie al quale è possibile elaborare una diagnosi anche quando non viene rilevata la sinucleina.

Per quanto riguarda i sintomi vengono presi meno in considerazione fattori come il tremore e altri da sempre ritenuti imprescindibili per definire la “malattia di Parkinson“.

Per esempio, l’instabilità posturale non è più considerato un sintomo esclusivo del Parkinson, soprattutto quando compare precocemente e può essere provocato anche da altre cause.

Un altro sintomo ritenuto “classico” del Parkinson ha subito una drastica riconsiderazione: la bradicinesia, ossia il rallentamento motorio. Infatti non solo deve essere presente, ma è necessario valutare anche quali movimenti siano coinvolti e come si sia ridotta la loro ampiezza.

Queste informazioni non sono rivolte solo agli specialisti, anzi: sono indicazioni utili a tutti, perché fornendo con precisione queste informazioni al medico sarà possibile effettuare una diagnosi più accurata e quindi stabilire anche cure idonee al paziente.

Decadimento cognitivo compreso tra i segnali precoci

Altra cosa importante è il deterioramento cognitivo.

Prima, in assenza di altri disturbi, non veniva ricollegato al Parkinson, ora con i nuovi criteri viene fatto rientrare tra i possibili segnali precoci di Parkinson, potendo arrivare anche prima di tremore, rigidità, rallentamento e instabilità posturale.

Sotto-tipi di Parkinson

Altra novità è la suddivisione in sotto-tipi, proposta dal gruppo di lavoro internazionale.
Pietro Cortelli dell’Università di Bologna commenta:

«Questo campo è in continua evoluzione e i criteri diagnostici e di trattamento vanno continuamente aggiornati. Non ci si dovrà più accontentare della diagnosi di Parkinson: occorrerà chiedersi di quale Parkinson si tratta».

Nuovi criteri anche per le probabilità

Infine sono stati anche introdotti nuovi metodi statistici di probabilità dei criteri che in qualche modo anticipano la malattia.

Questi sono tre:

  • età (criterio principale);
  • informazioni provenienti da indici generali di rischio (genere, fumo, caffé…) e da variabili genetiche (familiarità o risultati di test genetici);
  • segni e sintomi precoci (stipsi, calo olfattivo, ecc.) oppure biomarker (ad esempio quelli da neuroimaging, biopsie, ecc.).

Analizzando queste variabili è possibile calcolare quale probabilità ha il paziente di presentare la malattia.

In Italia

Queste novità in Italia sono state presentate dall’Accademia-LIMPE-DISMOV (Lega Malattia di Parkinson e Disordini dei Movimenti) e dalla Fondazione LIMPE+ (le Associazioni scientifiche più importanti in Italia che si occupano di questa patologia) durante le iniziative tenutesi durante la Giornata Nazionale del Parkinson, il 26 novembre.