Cantare potrebbe alleviare i sintomi della malattia di Parkinson?

Cantare potrebbe alleviare i sintomi della malattia di Parkinson?

La malattia di Parkinson è una condizione neurodegenerativa progressiva che colpisce più di 10 milioni di persone in tutto il mondo.

Il Parkinson tendenzialmente colpisce più gli anziani e dal momento che la popolazione mondiale sta invecchiando, la sua incidenza è in rapido aumento.

I sintomi comprendono tremore e difficoltà nel coordinare i movimenti. Inoltre, possono verificarsi cambiamenti di umore, con ansia e depressione relativamente comuni.

I farmaci possono aiutare a ridurre i sintomi, ma tendono a “diventare meno efficaci con il progredire della malattia” e gli effetti collaterali possono anche essere peggiori.

Trovare una via non farmacologica per gestire la malattia di Parkinson è una priorità, e una di queste potrebbe essere proprio il cantare.

Cantare come terapia

Di recente, alcuni ricercatori dell’Iowa State University di Ames hanno condotto uno studio pilota per studiare l’impatto del canto su un piccolo gruppo di individui affetti dalla malattia di Parkinson.

Lo studio era diretto da Elizabeth Stegemöller, un’assistente di kinesiologia all’università. I ricercatori hanno presentato le loro scoperte al congresso della Society for Neuroscience del 2018, tenutosi a San Diego, in California.

La dott.ssa Stegemöller sta studiando i benefici della terapia del canto per le persone con la malattia di Parkinson da qualche tempo. Il suo precedente lavoro ha già dimostrato che cantare potrebbe migliorare il controllo respiratorio.

Ha anche dimostrato che cantare potrebbe essere d’aiuto anche nella logopedia, nonché migliorare la capacità dei pazienti di deglutire.

Ciò potrebbe essere spiegato dal fatto che il canto richiede un controllo maggiore sui muscoli della bocca e della gola. Tuttavia, i risultati più recenti identificano una gamma molto più ampia di potenziali benefici.

La ricerca si è concentrata su un gruppo di canto terapeutico; il gruppo era composto da 17 persone che frequentavano in media da 2,4 anni. I ricercatori hanno misurato i loro livelli di frequenza cardiaca, pressione sanguigna e cortisolo prima e dopo una sessione.

I partecipanti hanno anche completato un questionario che ha valutato i livelli di ansia, tristezza, rabbia e felicità.

Sebbene la frequenza cardiaca, la pressione del sangue e i livelli di cortisolo siano scesi durante lo studio di questo piccolo campione, le modifiche non erano significative. C’è stata anche una nota diminuzione dei livelli di ansia e tristezza dopo le sessioni.

“Il miglioramento lo vediamo ogni settimana appena lasciano il gruppo di canto. È quasi come se avessero un po’ di pepe nel loro passo. Sappiamo che si sentono meglio e il loro umore è alto”
Elizabeth Stegemöller

Per quanto riguarda i sintomi specifici, i ricercatori hanno misurato miglioramenti statisticamente significativi in ​​alcuni sintomi motori che spesso non si riescono a trattare con i farmaci. In particolare, la bradicinesia delle estremità superiori (rallentamento del movimento), tremore e deambulazione sono state migliorate.

Perché il canto potrebbe funzionare?

Questi risultati sollevano la domanda: perché il canto riesce a influenzare una condizione neurodegenerativa? Questa sarà una domanda più difficile a cui rispondere.

I ricercatori si chiedono se l’ossitocina possa avere un qualche ruolo. Questo ormone, a cui la gente a volte si riferisce come l’ormone dell’amore, viene rilasciato quando ci si sta legando a una persona. Gli scienziati stanno attualmente controllando campioni di sangue per l’ossitocina.

Così la ricercatrice Elizabeth “Birdie” Shirtcliff, professoressa associata in studi familiari sullo sviluppo umano, spiega:

“Parte del motivo per cui il livello di cortisolo sta scendendo potrebbe essere perché i partecipanti al canto si sentono positivi e meno stressati nell’atto di cantare con gli altri nel gruppo, il che suggerisce che possiamo guardare all’ormone del legame, l’ossitocina”.

Accanto all’ossitocina, gli scienziati stanno anche controllando i livelli di infiammazione (un marker della progressione della malattia) e la neuroplasticità (quanto bene il cervello riesca a compensare il danno causato dalla malattia).

Stanno anche cercando risposte nel cuore.

Come afferma Shirtcliff:

“Stiamo anche osservando la frequenza cardiaca e la variabilità della frequenza cardiaca, che possono dirci quanto è calmo e fisiologicamente rilassato l’individuo dopo aver cantato.”

Sebbene il recente studio sia solo uno studio pilota su piccola scala, fa parte di una banca di prove in continua crescita. Il canto, a quanto pare, potrebbe essere una terapia efficace, senza effetti collaterali e piacevole per le persone con malattia di Parkinson.

Si spera che sia solo una questione di tempo prima che cantare entri nelle linee guida cliniche per il trattamento del Parkinson.

Con Stegemöller al timone, potremmo non dover aspettare troppo a lungo; quando Medical News Today ha parlato con lei, ha affermato:

“Mi piacerebbe sviluppare metodi per portare questo trattamento guidato dalla musicoterapia a quante più persone possibile con la malattia di Parkinson”.

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