Il cestista Brian Grant si racconta in un commovente articolo

Il cestista Brian Grant si racconta in un commovente articolo

Brian Grant, giocatore di basket con 12 anni di esperienza in NBA e fondatore del “Parkinson’s Power Through Project”, racconta, in un recente articolo, la sua battaglia con la malattia di Parkinson e la depressione.

I primi sintomi

«È iniziato tutto con una contrazione muscolare. Solo un piccolo pezzo di pelle sul mio polso sinistro che si contraeva di tanto in tanto. Mi era già capitato di avere contrazioni prima, in seguito ad interventi chirurgici, ma questo era diverso: è venuto fuori dal nulla.»

Afferma Brian Grant in un articolo per il The Players’ Tribune.

Grant inizialmente non collegò la cosa al Parkinson. Nel 2005, però, dopo numerosi accertamenti con diversi neurologi, gli fu diagnosticato il Parkinson. All’epoca aveva solo 36 anni ed era uno dei pochi ad ave giocato 12 stagioni nell’NBA, era una stella del basket.

“Pensionamento, il divorzio, la depressione e ora questo. Non ero arrabbiato e nemmeno triste, volevo solo sapere cosa ciò comportasse e se questo male mi avrebbe ucciso “.

La nascita della Brian Grant Foundation

Ammette che non ne sapeva molto a proposito del Parkinson – a parte il fatto che Michael J Fox e Muhammad Ali ci vivessero – e per scoprire qualche informazione in più a riguardo si è documentato attraverso qualche ricerca online: attraverso forum e siti specializzati. Si ricorda che due settimane dopo la diagnosi ha ricevuto due importanti telefonate.

«Una è stata da Lonnie Ali, la moglie di Muhammad. Voleva sapere come stessi, non solo a proposito del Parkinson, ma anche riguardo al resto della mia vita. Mi disse che anche se avevo il morbo di Parkinson, ciò non significava che io potessi ignorare tutto il resto che mi stava stressando. L’altro è stato Michael J Fox. All’inizio non ero sicuro su come volessi combattere la malattia. La Michael J Fox Foundation fa già un ottimo lavoro con la ricerca. La famiglia Ali, invece, è all’avanguardia nella cura del paziente in Arizona.»

In seguito però Grant lanciò la sua organizzazione, la Brian Grant Foundation, per la quale dice di essere stato ispirato proprio da queste due telefonate.

Il forte disagio

Nonostante fosse un famoso atleta che era abituato a stare sotto i riflettori, Grant iniziò a sentirsi molto a disagio quando iniziarono ad apparire i primi sintomi motori che, infatti, cercava di nascondere dall’imbarazzo.

“È stato pesante per me andare ad ogni evento, perché ero preoccupato di come apparissi. Nel 2008, andai a una partita contro i Portland Trail Blazers per il memoriale di Kevin Duckworth. Venti-mila tifosi mi fissavano, mi applaudivano e tutto quello che riuscivo a pensare era di nascondere la mia mano.”

Grant ammette che i farmaci non funzionano allo stesso modo per tutti, ma consiglia ai lettori di praticare molto esercizio fisico, come yoga e pilates, oltre che una corretta alimentazione, perché lo stanno aiutando molto sul progredire della malattia.

Il pezzo si conclude positivamente, con Grant che afferma di accettare i cambiamenti che il Parkinson ha portato nella sua vita.

“La parte più difficile, per me, è stata perdere me stesso. Sono così abituato ad essere in forma, tonico e con un forte controllo del corpo. Ora invece sto perdendo il controllo e devo farlo con dignità”.