Addio Muhammad Ali, re sul ring e testimonial del Parkinson

Addio Muhammad Ali, re sul ring e testimonial del Parkinson

Se n’è andato un grande, il più grande mito della storia dello sport di tutti i tempi: Cassius Clay – Muhammad Ali è morto a 74 anni nella notte tra venerdì 3 e sabato 4 giugno in un ospedale di Phoenix, in Arizona, malato di Parkinson da trent’anni, per delle complicazioni respiratorie.

Era stato ricoverato giovedì 2 giugno per precauzione. Le sue condizioni non erano state giudicate gravi, ma data l’età e il morbo di Parkinson, di cui l’ex pugile era malato da trent’anni, i medici avevano scelto la strada della prudenza.

Dal ring alla lotta contro il Parkinson

«Dio mi ha mandato la malattia per farmi sapere che il numero uno non sono io, è lui» – Ali.

Questa è stata la sua frase celebre. Ali è diventato, insieme all’attore Michael J.Fox, uno dei due ambasciatori del morbo di Parkinson nel mondo fondando il suo centro di ricerca il “Muhammad Ali Parkinson Center” e il Muhammad Ali Center 

Muhammad Ali ha mostrato il volto della malattia, alzando la sensibilità dei media sul tema e ne ha sdoganato inoltre la normalità e la potenza, contribuendo, grazie alla sua storia, a marchiarne lo stigma, quasi a chiudere il cerchio del suo destino di testimone scomodo e mai domato.

Nel 1996 ai giochi olimpici di Atlanta, fu quello il momento in cui il mondo intero divenne consapevole della malattia di Ali, per il tremore alle mani mentre accendeva la torcia olimpica. Muhammad Ali era comunque rimasto attivo a lungo come figura pubblica nonostante la sofferenza, soltanto negli ultimi anni si era del tutto ritirato a vita privata.

Molti di voi riconosceranno Laila Ali, la figlia di Muhammad e della sua terza moglie Veronica, che divenne campionessa mondiale dei supermedi nel 2002 che volle rimarcare le orme del padre.

Il morbo di parkinson, preso a pugni

L’ultima e forse più grande impresa di uno dei più grandi campioni di tutti i tempi è quella di aver accettato la sua malattia come una prova che lo avrebbe reso più forte, cosi ha dichiarato Ali in diverse occasioni.

Il morbo lo ha preso a pugni, ma non lo ha piegato, non lo ha fatto sentire meno uomo. Lo sapeva lui ma soprattutto lo ha fatto sapere agli altri, malati e non. Come quando perse il titolo di campione, ma non la sua dignità.

Ali è stato un esempio trascinante, che va ben oltre le raccolte di fondi per la ricerca, alle quali ha sicuramente contribuito con la sua immagine.

La sua traccia resta indelebile, non solo in quanto sportivo e campione, ma anche come una delle personalità più rilevanti e influenti del ventesimo secolo, forse una tra le figure oggi più riconoscibili in tutto il mondo.

Il ricordo di Mike Tyson e Michael J. Fox

Appena appresa la morte del pugile, il mondo si è mobilitato scrivendo frasi di cordoglio in ogni dove, ricordato anche dal “collega” Mike Tyson dove in un tweet ha espresso il suo cordoglio con questa frase:

God came for his champion. So long great one.
Dio si è preso il suo campione. Addio campione. Mike Tyson

Michael J Fox, sulle pagine del Rolling Stone invece

He Made No Apologies, But Understood Kindness. The whole world projected their fears for him onto him, and he took it all with love, confidence and humor

Non si è scusato, ma ha compreso gentilmente. Il mondo intero ha proiettato i propri timori per lui su di lui e lui ha saputo cogliere il tutto con amore, fiducia e umorismo. Michael J. Fox

GRAZIE CAMPIONE SEI STATO UN GRANDE ESEMPIO PER TUTTI NOI

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