Uno studio sulla malattia Parkinson identifica possibili nuovi trattamenti

Uno studio sulla malattia Parkinson identifica possibili nuovi trattamenti

I trattamenti per il Parkinson si sono recentemente concentrati a cercare di aumentare la dopamina, un neurotrasmettitore nel cervello che influenza i comportamenti e la motivazione, oltre al movimento.

Un nuovo studio condotto da ricercatori di Yale sfida le supposizioni a lungo sostenute riguardo il ruolo unico della dopamina in questa patologia.

Nelle persone con malattia di Parkinson, le cellule nervose che producono dopamina muoiono lentamente. La perdita di dopamina porta a movimenti più lenti, tremori a riposo e altri sintomi che peggiorano nel tempo.

Per contrastare il parkinsonismo – l’insieme di sintomi osservati nella malattia di Parkinson – i medici forniscono un trattamento che va ad aumentare i livelli di dopamina nello striato, una parte del cervello responsabile dell’apprendimento motorio.

Tuttavia, i trattamenti medici non tengono conto degli effetti del parkinsonismo su un altro neurotrasmettitore, l’acetilcolina.

In precedenza, gli scienziati avevano creduto che quando i livelli di dopamina calavano, i livelli di acetilcolina aumentavano.

Tuttavia, questa relazione non era mai stata studiata a fondo, nonostante il probabile ruolo dell’acetilcolina nel creare un disturbo del movimento chiamato discinesia, che si sviluppa nella maggior parte dei pazienti dopo diversi anni di trattamento.

Per indagare, l’autore senior Nigel S. Bamford e il team di ricerca hanno studiato topi sani e topi geneticamente modificati per indurgli parkinsonismo con livelli progressivamente sempre minori di dopamina.

Nei topi sani, i ricercatori hanno osservato che il rapporto tra dopamina e acetilcolina rimane in equilibrio e piccoli cambiamenti in queste sostanze chimiche non influiscono significativamente sulla funzione motoria.

Nei topi con parkinsonismo, la riduzione della dopamina riduce l’attività di un piccolo gruppo di cellule all’interno dello striato che sono responsabili della produzione di acetilcolina. Mentre le concentrazioni di dopamina e acetilcolina diminuiscono, l’equilibrio tra questi due neurotrasmettitori si sposta per favorire l’acetilcolina.

In queste condizioni, Bamford e i suoi co-autori hanno appreso, la funzione motoria nel parkinsonismo diventa dipendente sia dalla dopamina che dall’acetilcolina.

Questi risultati suggeriscono che il trattamento del parkinsonismo può richiedere terapie mirate che ripristinano l’equilibrio tra queste due sostanze chimiche, invece di concentrarsi esclusivamente sulla dopamina. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Neuron.