Uno studio italiano trova un possibile biomarker per il Parkinson

Uno studio italiano trova un possibile biomarker per il Parkinson

Uno studio, condotto da Alfredo Berardelli, presidente dell’Accademia Italiana per la malattia di Parkinson, presso Università “La Sapienza” di Roma ha scoperto che i livelli di alfa-sinucleina tota e oligomerica sono strettamente connesse al Parkinson, tanto da poter essere considerati un biomarker. Potrebbe anche aiutare a valutare la progressione della malattia, così da poter definire terapie migliori per il singolo paziente.

Cos’è l’alfa-sinucleina

L’alfa-sinucleina è una proteina che si trova nei fluidi biologici di chi è affetto da Parkinson.

Già in passato si era provato che nei pazienti parkinsoniani i livelli totali diminuivano; prima degli studi di Berdarelli e collaboratori, nessuno aveva invece condotto ricerche mirate ad analizzare i livelli dell’alfa-sinucleina oligomerica nella saliva, una variante della proteina aggregata a formare quelli che vengono appunto definiti “oligomeri”, che esercitano un effetto neurotossico.

Lo studio sul biomarker per il Parkinson

Lo studio, pubblicato su PlosOne e presentate durante il II congresso dell’Accademia Italiana LIMPE-DISMOV per lo studio della malattia di Parkinson e dei Disturbi del Movimento, ha dimostrato la riduzione dei livelli dell’alfa-sinucleina totale e oligomerica nei pazienti con Parkinson.

Inoltre il rapporto tra i due tipi di proteina è maggiore in presenza di Parkinson e i valori dell’alfa-sinucleina totale si ricollega ad alcuni sintomi clinici che presentano i pazienti.

“Da tempo la comunità scientifica è alla ricerca di un biomarker capace di aiutare il medico nella diagnosi e nella valutazione dell’evolvere della malattia – ha commentato Berradelli – Abbiamo dimostrato che, rispetto a controlli sani di pari età, nei pazienti Parkinson si riduce la forma non aggregata monomerica, dell’alfa-sinucleina e ciò si correla proporzionalmente alla gravità del quadro motorio.

É come se fosse ‘consumata’ dalle cellule e accumulata in aggregati, gli oligomeri, che risultano infatti aumentati”.

Misurare le concentrazioni di alfa-sinucleina e delle sue componenti nella saliva rappresenta un grosso passo avanti rispetto alle complesse misurazioni di scarsa maneggevolezza effettuate finora nel liquido cefalorachidiano tramite puntura lombare che è invasiva, dolorosa, scarsamente ripetibile e a rischio di sanguinamenti“, ha osservato l’esperto.

I risultati della ricerca dovranno però essere confermati da ulteriori studi al riguardo.

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