Una semplice scansione oculare promette di aiutare a diagnosticare la malattia di Parkinson nelle prime fasi

Una semplice scansione oculare promette di aiutare a diagnosticare la malattia di Parkinson nelle prime fasi

La diagnosi del morbo di Parkinson è ancora una sfida per i medici. Esami neurologici complessi possono aiutare a identificare la malattia dopo l’insorgenza dei sintomi. La diagnosi precoce della malattia è fondamentale per combattere meglio la degenerazione neurologica causata dalla malattia.

Un piccolo, ma promettente, nuovo studio suggerisce che esiste un legame tra l’assottigliamento della retina e l’insorgenza del morbo di Parkinson.

Lo studio punta verso un possibile semplice esame oculistico che potrebbe aiutare a diagnosticare la malattia prima che compaiano i sintomi principali.

Alla ricerca di un biomarcatore per il Parkinson

Attualmente è in corso una serie di ricerche che si focalizzano sulla ricerca di un biomarcatore efficace e affidabile per la diagnosi precoce del morbo di Parkinson.

Le analisi del sangue, i test sull’odore e l’analisi lacrimale si stanno dimostrando promettenti candidati per aiutare le diagnosi in fase iniziale.

Tuttavia, un team di ricercatori sudcoreani spera che l’occhio possa offrire una chiara indicazione dell’inizio della malattia.

Assottigliamento della retina correlato all’insorgenza della malattia?

La nuova ricerca ha prima scoperto che la perdita di cellule cerebrali che producono dopamina, è legata a un progressivo assottigliamento delle cellule nervose negli strati interni della retina. (che è una caratteristica chiave della malattia, )

Per esplorare questa correlazione lo studio ha reclutato 49 soggetti che avevano ricevuto recentemente una diagnosi di Parkinson, ma che ancora non avevano iniziato una terapia farmacologica.

Questi soggetti sono stati abbinati a un gruppo di controllo di soggetti sani, simili per età.

Studio sulla retina in soggetti parkinsoniani

Sono state effettuate scansioni oculari ad alta risoluzione di tutti i partecipanti, e si è potuto osservare che i soggetti affetti da Parkinson, in media, avevano strati retinici più sottili rispetto ai soggetti sani.

Anche il grado di assottigliamento della retina è stato direttamente associato alla gravità della malattia.

Lo studio ha anche utilizzato la PET imaging per misurare la densità delle cellule produttrici di dopamina nel cervello di alcuni pazienti del Parkinson. Di nuovo, l’assottigliamento della retina è correlato positivamente con un declino di queste specifiche cellule cerebrali.

Il dott. Jee-Young Lee, uno degli autori sul nuovo studio, dichiara:

“Il nostro studio è il primo a mostrare un legame tra il diradamento della retina e un noto segno della progressione della malattia – la perdita di cellule cerebrali che producono dopamina. Abbiamo anche rilevato che più la retina è sottile, maggiore è la gravità della malattia. Queste scoperte potrebbero significare che i neurologi potrebbero essere in grado di utilizzare una semplice scansione oculare per rilevare la malattia di Parkinson nelle sue prime fasi, prima che inizino i problemi con il movimento.”

Test oculari e malattie neurodegenerative

Lo studio si aggiunge a una convincente serie di prove che iniziano a suggerire che diverse malattie neurodegenerative potrebbero essere rilevate attraverso semplici test dell’occhio.

Altri lavori recenti hanno infatti rilevato che la morte cellulare nell’occhio potrebbe essere ricondotta a segni della malattia di Parkinson in fase iniziale. Inoltre i ricercatori dell’Alzheimer stanno iniziando a prendere in considerazione l’occhio come un indicatore della neurodegenerazione precoce.

Sono ancora all’inizio della ricerca sul diradamento della retina, con ancora lavoro da fare per verificare i risultati in un gruppo di studio più ampio e tenere traccia dei soggetti per un periodo di tempo più lungo.

La speranza è che questo lavoro non solo offra un potenziale strumento diagnostico per i medici, ma un modo semplice e accurato per misurare obiettivamente l’efficacia dei trattamenti futuri.

“Se confermate, le scansioni della retina potrebbero non solo consentire un trattamento precoce della malattia di Parkinson ma un monitoraggio più preciso dei trattamenti che potrebbero rallentare la progressione della malattia”

La nuova ricerca è stata pubblicata sulla rivista Neurology.

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