Tecnologia PMCA, possibile nuovo metodo per diagnosticare il Parkinson

Tecnologia PMCA, possibile nuovo metodo per diagnosticare il Parkinson

Un gruppo di ricercatori pare sia riuscito a creare un test biochimico, non invasivo, che attraverso la tecnologia che rileva gli oligomeri mal ripiegati del’alfasinucleina nel liquido cerebrospinale sarebbe in grado di diagnosticare il Parkinson.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista online di Jama Neurology.

L’importanza della diagnosi del Parkinson

Il dottor Mohammad Shahnawaz, del Mitchell Center for Alzheimer’s Disease and Related Brain Disorders, appartenente alla University of Texas School of Medicine, a Houston, ha spiegato che un grave problema di questa patologia è che manchi una diagnosi più “oggettiva” e non invasiva, la diagnosi del Parkinson infatti viene svolta principalmente attraverso una valutazione clinica.

Questo strumento inoltre non solo aiuterebbe nella diagnosi, ma permetterebbe di poter monitorare la progressione della malattia.

Lo scopo dello studio era proprio quello di trovare un metodo che fosse in grado di rilevare anche i piccoli aggregati di alfa-sinucleina, responsabili dello sviluppo del Parkinson.

Il gruppo ha quindi creato la PMCA, Protein misfolding cyclic amplification.

La piattaforma tecnologica PMCA

La PMCA è una piattaforma tecnologica per l’amplificazione ciclica di malripiegamento delle proteine che, sfruttando la capacità dei oligomeri malripiegati di alfa-sinucleina, consentirebbe un’amplificazione del segnale molto alta.

Allo studio hanno partecipato più di 100 pazienti affetti sia da Parkinson che da altre malattie neurologiche, come epilesssia, Alzheimer e distrofia muscolare.

Già durante i primi studi è stato possibile osservare che la tecnologia riusciva a rilevare volumi di oligomeri di alfa-sinucleina anche in quantità molto ridotte.

I risultati ottenuti

L’88% dei pazienti parkinsoniani è risultato positivo per al’alfa-sinucleina-PMCA, mentre il 94% dei pazienti affetti da altre malattie neurologiche sono risultati negativi.

Un paio di pazienti sono risultati falsi positivi, ciò ha fatto riflettere i ricercatori sulla possibilità che la tecnologia PMCA potrebbe essere in grado di individuare la malattia anche nelle fasi presintomatiche.

Attendibilità dei risultati

I ricercatori hanno anche calcolato l’attendibilità dei risultati dello studio, valutando la sensibilità e la specificità ottenute nella diagnosi del morbo di Parkinson le quali sono state valutate rispettivamente all’88,5% e al 96,9%.

Inoltre, gli studiosi hanno ipotizzato che questo nuovo metodo di diagnosi potrebbe essere utilizzato anche in diagnosi di altre patologie sempre collegati all’aggregazione di sinucleina.

L’ipotesi è stata avanzata in seguito ad alcuni test eseguiti su campioni di pazienti con demenza con corpi di Lewy o con atrofia sistemica multipla.

Ancora studi per confermare le teorie

Gli studiosi infatti hanno ipotizzato che questa tecnologia potrebbe essere in grado anche di monitorare l’andamento della patologia.

Per confermare quest’ipotesi è necessario però trovare una correlazione tra i fattori cinetici di aggregazione di alfa-sinucleina con la gravità della malattia, misurata sulla scala di Hoehn e Yahr.

Di conseguenza verranno effettuati ulteriori ricerche per poter approfondire gli studi su questa nuova e importantissima scoperta, che potrebbe aiutare i pazienti affetti da malattia di Parkinson e altre malattie neurodegenerative.

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