La Settimana del cervello, la chiave è la diagnosi precoce.

La Settimana del cervello, la chiave è la diagnosi precoce.

Dal 14 al 20 marzo si è svolta la Settimana del cervello, un evento internazionale mirato alla divulgazione delle neuroscienze promosso da Dana Alliance for Brain Initiatives and the Society for Neuroscience, in Italia invece è promossa dalla Società italiana di Neurologia (Sin).

La Dana Foundation è un’organizzazione privata che sostiene la ricerca sul cervello e divulga al pubblico le novità della ricerca scientifica nell’ambito delle Neuroscienze.

La settimana del cervello lo scopo

La settimana del cervello ha lo scopo di migliorare la conoscenza del cervello e le sue funzioni e allo stesso tempo di informare sull’importanza che ha tenere uno stile di vita sano nella prevenzione dei disordini neurodegenerativi.

Il tema centrale de la settimana del cervello di quest’anno è “Il Tempo è cervello“, ponendo quindi l’attenzione sul rapporto che c’è tra il tempo e le malattie neurologiche e l’importanza di indagare in maniera più approfondita questa correlazione nell’ottica di facilitare e quindi accelerare le diagnosi.

Infatti di cruciale importanza è proprio la diagnosi precoce di diverse malattie neurodegenerative come l’Alzheimer, la Sclerosi Multipla ed il morbo di Parkinson; è ormai noto quanto sia fondamentale riconoscere tempestivamente queste malattie sia in ambito diagnostico sia riabilitativo, in quanto il precoce riconoscimento di una di queste patologie consentirebbe di intervenire adeguatamente e, di conseguenza, rallentarne il decorso.

Durante il corso de la Settimana mondiale del cervello si sono tenuti quindi svariate mostre, eventi e dibattiti che hanno coinvolto scienziati, scuole e comunità, si è parlato degli argomenti più disparati dalla Tangoterapia all’importanza della correlazione tra cibo e cervello.

L’alimentazione come prevenzione delle malattie neurodegenerative

Infatti è ormai noto quanto sia fondamentale l’alimentazione nella prevenzione delle malattie neurodegenerative, come il Parkinson. In particolare in quest’ultima è importante tenere una dieta prevalentemente vegetariana e a basso contenuto di proteine, in quanto quest’ultime interagiscono con la Levodopa interferendo con il suo assorbimento e con il suo ingresso nel cervello diminuendone quindi l’efficacia. Inoltre una dieta di questo tipo è solitamente ricca di fibre che possono ridurre la stipsi che spesso affligge i malati di Parkinson.

Consigliato è anche il consumo di carboidrati in quanto transitano velocemente dallo stomaco all’intestino e stimolano la produzione di insulina determinando così una riduzione della concentrazione ematica di aminoacidi (che potrebbero competere con l’assorbimento della L-dopa al livello cerebrale).

In generale si raccomanda di fare tre pasti principali e due spuntini ad orari prestabiliti, secondo la terapia farmacologica, cercando di aumentare il consumo di carboidrati, di consumare le proteine principalmente a cena e ridurle negli altri orari.

Venerdì scorso, inoltre, il neurologo Fabio Blandini ha presentato al Mondino un progetto a cui sta lavorando con il suo team nella ricerca della cura del Parkinson, sono state scoperte infatti alcune alterazioni biochimiche su base genetica che sembrano predisporre allo sviluppo della malattia e che, molto probabilmente, si possono contrastare.

È importante anche ricordare che sono piuttosto frequenti, più di quello che si possa pensare: Blandini conferma che l’Alzheimer è il più comune tra la popolazione anziana mondiale, seguito dal Parkinson stesso.

«Sensibilizzare il pubblico su tutto ciò, anche chi non è preso in causa in maniera diretta è essenziale – conclude – perché potrebbe diventare un problema futuro, e, poi, sapere come siamo fatti ci aiuta a comprendere noi stessi e gli altri».

la settimana del cervello 2016