Gli esperti propongono di rivedere i criteri per la diagnosi della malattia di Parkinson

Gli esperti propongono di rivedere i criteri per la diagnosi della malattia di Parkinson

Cos’è il parkinson podromico? – Calcolare il rischio parkinson

Secondo alcuni esperti che hanno pubblicato un inserto sul Journal of Parkinson’s Disease comprendere questa fase “prodromica”, insieme allo sviluppo di nuove terapie, può consentire un trattamento precoce per prevenire lo sviluppo della malattia di parkinson.

Cos’è il Parkinson prodromico?

Il Parkinson è un disturbo progressivo che colpisce il movimento, il controllo muscolare e l’equilibrio. Gli autori la dottoressa Daniela Berg, MD, del Dipartimento di Neurologia, Christian-Albrechts-Università di Kiel, Kiel, Germania, e il dottor Ronald B. Postuma, MD, MSc, del Dipartimento di Neurologia, Montreal General Hospital, Montreal, Canada, hanno spiegato:

“Il brillante lavoro di molti in diversi campi scientifici ha spianato la strada al concetto di Parkinson prodromico, ovvero una fase di anni o decenni prima in cui i sintomi non motori e lievemente motori possono indicare la diffusione della patologia, ma ancora non si può avere una diagnosi certa secondo i criteri clinici classici basati sul movimento.”

La definizione

Gli autori definiscono i principali punti di riferimento della definizione di fase prodromica come:

  • Il fatto largamente accettato che il processo neurodegenerativo nel Parkinson si diffonda lentamente, possibilmente a partire dall’intestino o dal sistema olfattivo e comprende infine buona parte del sistema nervoso
  • Aumento della conoscenza dei fattori di rischio e dei sintomi clinici che precedono le tipiche manifestazioni motorie di anni o decenni e possono essere correlati ai risultati di imaging e istopatologici
  • Studi longitudinali che hanno osservato la comparsa di Parkinson in gruppi di pazienti con diverse combinazioni di fattori di rischio e prodromici

Calcolare il rischio di Parkinson

Gli autori e i colleghi hanno costruito un modello matematico che consentirebbe di calcolare il rischio personale di un individuo di essere nella fase prodromica del Parkinson. Come sottolineano, ci sono diverse limitazioni a questo modello, come il tempo necessario per la comparsa del Parkinson vero e proprio, i fattori di età e sesso e sottotipi con stadi prodromici non rilevabili.

“I criteri del Parkinson prodromico sono pensati per essere di ricerca e costituiscono un primo passo in quello che dovrebbe essere un processo continuamente aggiornato”

Utilizzare tecnologia wearable e telefoni per la diagnosi 

I biomarker e la tecnologia wearable come i telefoni cellulari svolgeranno un ruolo importante in una maggiore accuratezza della diagnosi nella fase prodromica. L’obiettivo della ricerca sui biomarker, così come della valutazione motoria, è quello di utilizzare i nuovi dati derivanti da misurazioni oggettive per consentire il rilevamento precoce del processo neurodegenerativo e se possibile i sintomi motori. Favorirebbe anche lo sviluppo di studi neuroprotettivi nelle prime fasi.

Le domande chiave a cui gli autori sperano di trovare risposta sono: quando comincia il Parkinson? Cosa stabilisce la malattia; sempre i sintomi motori (forse quelli tipici lievi), o il biomarker della neurodegenerazione del sistema nigrostriatale senza sintomi motori? Può essere una combinazione di sintomi non motori? Oppure ci baseremo su biomarcatori non clinici, simili ai cambiamenti nella malattia di Alzheimer?

Entro il 2040, gli autori sperano che la definizione di fase prodromica sarà incorporata nei programmi di trattamento neuroprotettivo attivo, consentendo un programma di screening basato sulla popolazione, seguito da un trattamento precoce e, infine, dalla prevenzione del Parkinson clinico dai primi segnali.

La dott.ssa Berg e il dott. Postuma, hanno affermato:

“La nostra revisione evidenzia l’importanza di fare una diagnosi precoce delle malattie neurodegenerative, e in particolare del Parkinson, per ora principalmente per capire meglio la malattia. Tuttavia, in futuro, una volta che avremo la terapia preventiva, diventerà fondamentale trovare pazienti nelle prime fasi della malattia, in modo da poter impedire che la malattia si sviluppi e comprometta la qualità della vita.”

Patrik Brundin, MD, Ph.D., Van Andel Research Institute, Grand Rapids, MI, USA e J. William Langston, MD, Stanford Udall Center, Dipartimento di Patologia, Stanford University, Palo Alto, CA, USA, Redattore capo del Journal of Parkinson’s Disease hanno commentato:

“Oggi abbiamo in qualche modo definito artificialmente la transizione da Parkinson prodromico a Parkinson palese dall’emergere di sintomi motori. Entro il 2040, queste definizioni saranno probabilmente riviste, e comprenderemo l’intero continuum del processo patologico molto meglio, aprendo così terapie che sono applicate molto prima e si spera che possano arrestare la patogenesi.”

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