Passi in avanti nella comprensione della neurodegenerazione del Parkinson

Passi in avanti nella comprensione della neurodegenerazione del Parkinson

Ci si avvicina sempre più alla comprensione dei meccanismi neuro-degenerativi che portano allo sviluppo del Morbo di Parkinson.

Secondo uno studio condotto da Neurofarba (Dipartimento di Neuroscienze, Psicologia, Area del Farmaco e Salute del Bambino) e Azienda Ospedaliera Universitaria (Aou Careggi) pare che una lieve alterazione delle proprietà elettriche dei neuroni che, rilasciando dopamina, controllano i movimenti volontari comporta danni alle stesse cellule nervose, portando così all’insorgere di disturbi motori simili al Parkinson.

Lo studio è stato condotto da Alessio Masi (Unifi e Aou Careggi), coordinato da Guido Mannaioni, docente di Farmacologia e medico di Tossicologia Medica di AOU Careggi, e da altri giovani ricercatori Carmen Carbone, Alessia Costa e Gustavo Provensi.

Della ricerca ne ha anche parlato la rivista internazionale Frontiers in Cellular Neuoscience (doi.org/10.3389/fncel.2017.00187)

Come funziona la neuro-degenerazione dopaminergica?

Il dottor Alessio Masi spiega che la ricerca è andata ad indagare ulteriormente i meccanismi coinvolti nella neuro-degenerazione dopaminergica.

“L’intera ricerca prende spunto dall’osservazione che la neurotossina MPTP, un composto sintetico noto per la capacità di indurre effetti neuro-degenerativi analoghi al Parkinson, provoca non solo danni ai mitocondri ma anche alle proprietà elettriche cellulari”.

Vi è dunque una correlazione tra questa alterazione e i disturbi motori della malattia di Parkinson.

A confermarlo è il fatto che i neuroni colpiti sono ipereccitabili e quindi più sensibili allo stress metabolico. I risultati riportati dalla ricerca aprono pertanto un nuovo fronte della ricerca.

Necessarie ulteriori ricerche

Il dott. Masi conclude spiegando che sarà necessario effettuare ulteriori studi per capire se correggendo questo difetto sia possibile rallentare la morte neuronale.

“A tale scopo proveremo a ripristinare i livelli d’espressione della proteina alla base della funzione mancante attraverso una sorta di terapia genica”.

Attualmente i parkisnoniani vengono trattati con farmaci che trattano solo i disturbi, provocando importanti effetti collaterali.

Lo scopo dello studio è quello di capire le cause della patologia e conseguentemente trovare trattamenti che possano contrastarla.

La ricerca è stata finanziata da Ministero della Salute, Fondazione Ente Cassa di Risparmio di Firenze, Regione Toscana, Fondazione Umberto Veronesi e Michael J. Fox Foundation.

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