Alla ricerca di un biomarker per diagnosticare il Parkinson

Alla ricerca di un biomarker per diagnosticare il Parkinson

Attualmente i medici riescono a fare una diagnosi di Parkinson basandosi esclusivamente sullo stato clinico del paziente e su un esame (DaTSCAN), perché non è stato ancora identificato un biomarker, cioè un dato oggettivo che permetta di controllare lo stato della malattia e quindi anche diagnosticarla (come avviene, per esempio, con il colesterolo nelle malattie cardiache).

Questa è una delle ragioni per cui è importante essere valutati da uno specialista dei disturbi del movimento, ovvero da un neurologo specializzato nel Parkinson. In questo video, il Dr. Rachel Dolhum della Michael J. Fox Foundation racconta come avviene oggi la diagnosi del Parkinson.

Proprio la Michael J. Fox Foundation ha lanciato, fin dal 2010, il progetto, Parkinson’s Progression Markers Initiative (PPMI), con lo scopo di trovare un biomarker che aiuti nella diagnosi e nel controllo dell’andamento della malattia.

A questo studio osservazionale stanno partecipando centinaia di volontari con e senza Parkinson che contribuiscono alla raccolta di dati (attraverso esami fisici, test di laboratorio e di imaging cerebrale) analizzati in seguito dai ricercatori in cerca di un biomarker.

Un biomarker del Parkinson non solo potrebbe facilitare la diagnosi, ma potrebbe anche accelerare lo sviluppo di nuove terapie consentendo ai ricercatori di testare più rapidamente l’effetto dei trattamenti sul processo di malattia.

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