Dance Well, arte e danza per combattere la malattia di Parkinson

Dance Well, arte e danza per combattere la malattia di Parkinson

Dance Well è l’interessante nuovo progetto organizzato da Roberto Casarotto, nell’ambito di Operaestate Festival Veneto, di cui è direttore artistico

«Questo progetto è nato da un incontro con un’organizzazione olandese che si chiama Dance for Health ma si è sviluppato, poi, in maniera indipendente, e ha dato particolare rilevanza alla parte artistica».

Raccontare i dipinti attraverso la danza

L’iniziativa consiste in particolari lezioni di danza contemporanea che si svolgono presso il Museo Civico di Bassano del Grappa, provincia di Verona.

Ai partecipanti (principalmente pazienti con Parkinson, ma anche giovani, immigrati, persone comuni) viene chiesto di lasciarsi ispirare dai dipinti muovendosi secondo percorsi immaginati nello spazio.

Da soli o in coppia.

Daniele Volpe, direttore del Dipartimento di Neuro-riabilitazione di Villa Margherita ad Arcugnano (Vicenza) che fa parte del Fresco Parkinson Institute (comprende in totale sei centri di eccellenza in Italia) spiega:

«Tutto è partito dall’idea, confermata da ricerche scientifiche, che la danza contemporanea può aiutare i pazienti con il Parkinson a migliorare le loro capacità di movimento e, in definitiva, la loro qualità della vita».

Questione molto importante e urgente quella della qualità di vita, dal momento che secondo gli esperti l’incidenza della malattia di Parkinson sta aumentando in maniera esponenziale e ci si aspetta un raddoppio dei casi entro il 2030.

«Occorre trovare nuovi modelli di cura e di riabilitazione, al di là di quelli classici e che coinvolgano anche figure non sanitarie, come i maestri di danza, per esempio, ovviamente con una formazione adeguata».

Dance Well non è danzaterapia

Il progetto non consiste in una vera e propria “danzaterapia”, che solitamente viene svolta nelle palestre. Le persone vanno al museo e cercano di tradurre in movimento le sensazioni che imprimono le opere d’arte.

Il dott. Volpe spiega:

«Anche il tango o le danze irlandesi sono utili ai pazienti di Parkinson perché stimolano aree del cervello come la corteccia sensoriale e motoria che hanno a che fare con i movimenti. Ma la danza contemporanea, inspirata dall’arte, stimola più aree cerebrali come il sistema limbico che a che fare con le emozioni e con i processi creativi».

Racconta Eva, 48 anni e 15 di Parkinson:

«In questi ultimi quattro anni ho trovato nella danza un punto si svolta nella mia vita e ho potuto riprendere a fare cose che facevo prima della malattia. Ma soprattutto ho superato il problema dello stigma: ora non mi sento più giudicata dagli altri e la mia autostima ne ha guadagnato».

Il dott. Volpi aggiunge:

«L’importante è la continuità dell’esercizio perché questo promuove, nel cervello, anche meccanismi di neuroprotezione e neuroplasticità, con un aumento della creazione di nuove sinapsi. Come dire che la malattia può rallentare».

Cercare alternative all’eccessivo uso di farmaci

Grosso problema attuale, segnalato anche dai neurologi italiani, è l’eccessivo uso dei farmaci che causano enormi effetti collaterali come movimenti involontari o blocchi motori (Freezing della mercia): danzare potrebbe aiutare a ridurre l’assunzione dei farmaci.

Il progetto è nato soprattutto per i malati di Parkinson ma questo non vieta ad altri di parteciparvi, infatti l’iniziativa vede coinvolti anche molti giovani e migranti. L’ideatore del progetto spiega:

«Alle nostre lezioni partecipano anche richiedenti asilo. Pensiamo che questa pratica sia utile per creare inclusione e abbiamo un progetto in tal senso, nonostante alcune critiche negative da certe parti politiche».

Alcuni pazienti parkinsoniani che partecipano al corso si esibiranno durante il prossimo Festival Veneto Operaestate a Bassano (dal prossimo luglio fino a settembre) con una piccola pièce, coordinata da un coreografo, per mostrare il grande lavoro che è stato fatto e che stanno facendo.

Perché è possibile anche muoversi oltre il Parkinson.

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