Camminare fa bene al corpo e al cervello, lo prova uno studio

Camminare fa bene al corpo e al cervello, lo prova uno studio

Un nuovo studio pubblicato su Frontiers in Neuroscience apre nuove possibilità di studio nell’ambito delle malattie neurologiche legate ai problemi di movimento. I ricercatori dell’Università Statale di Milano hanno indagato se ci sia una qualche correlazione tra attività fisica e nascita e formazione di nuovi neuroni (neurogenesi).

La ricerca condotta sui topi ha rilevato che non facendo attività fisica di alcun tipo per un lungo lasso di tempo diminuiscono anche le cellule staminali neurali, che servono alla formazione di nuovi neuroni.

Correlazione tra cammino e salute del cervello?

Alcune patologie neurologiche possono comportare una riduzione delle capacità motorie fino a ridurre il paziente alla completa immobilità delle gambe, costringendoli in sedia a rotelle.

Il gruppo di ricerca milanese si è quindi chiesto se questa assenza di movimento avesse anche impatti negativi sul cervello alimentando e peggiorando il danno neurologico, causato dalla patologia.

Daniele Bottai, biologo e ricercatore in neuroscienze all’Università Statale di Milano, ha spiegato che a questo scopo è stato impiegato un modello animale di topo a cui venivano impediti i movimenti i movimenti antigravitari negli arti inferiori, ossia tutti quei movimenti in cui c’è attrito tra gli arti e il terreno.

Gli animali sono stati tenuti sotto osservazione per 28 giorni, durante i quali hanno continuato svolgere tutte le altre attività come mangiare, bere. I ricercatori hanno poi fatto una risonanza magnetica sui topi per controllare un’area del cervello chiamata zona subventricolare, in cui avviene la neurogenesi nel cervello adulto.

Una diminuzione della neurogenesi

I ricercatori hanno quindi potuto osservare come nei topi in cui il movimento era stato impedito c’è stata una diminuzione del 70% del numero di cellule staminali neurali rispetto al gruppo di controllo.

Non solo, anche gli oligodendrociti, cellule a supporto dei neuroni di protezione esterna dei tessuti nervosi, non crescevano in maniera completa quando i movimenti, come il cammino, erano impediti.

La spiegazione più probabile secondo i ricercatori è che usando le gambe vengano mandati degli impulsi al cervello essenziali per la neurogenesi.

Tuttavia questo argomento è ancora molto dibattuto, secondo recente studio i neuroni smetterebbero di nascere durante l’adolescenza, mentre un’altra ricerca del 2018 afferma che la crescita avviene anche dopo.

Inoltre dalla ricerca è risultato che tagliare l’attività fisica ha anche conseguenze a livello dei geni: l’espressione del gene CDK5Rap1 – ovvero il processo con cui il gene viene convertito in una proteina e assolve alla sua funzione – è risultata cambiato nei topi a cui era stato impedito il movimento degli arti inferiori.

Il dott. Bottai sottolinea:

“Questi dati, ancora da approfondire, mettono in luce aspetti importanti che possono essere studiati anche per capire meglio i meccanismi alla base di complesse malattie neurologiche responsabili di disabilità come la malattia del motoneurone (la stessa di Stephen Hawking), la sclerosi multipla, l’atrofia muscolare spinale, nonché lesioni e altre patologie che costringono ad una sedentarietà forzata”.

Grazie a questa ricerca si è quindi dimostrato che il legame tra muscoli e cervello non è una strada a senso unico, in cui il cervello comunica agli arti di muoversi, ma viceversa anche i muscoli comunicano con il cervello e quando questa comunicazione viene impedita, la salute del sistema nervoso finisce col risentirne.